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	<title>Silvia Valerio - Sito Ufficiale</title>
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		<title>Intervista a Silvia Valerio (domande a cura di Valeria Scotti)</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 08:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi mesi se n&#8217;è sentita dire di tutti i  								colori. Quale colore le manca ancora o la  								tavolozza delle offese altrui è completa? 
«Ahimè, non ci sono più i colori di una volta.  								Per esempio, se me ne avessero dette di tutti i  								colori, ma almeno &#8216;con juicio&#8217;, adesso avrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>In questi mesi se n&#8217;è sentita dire di tutti i  								colori. Quale colore le manca ancora o la  								tavolozza delle offese altrui è completa? </strong><br />
«Ahimè, non ci sono più i colori di una volta.  								Per esempio, se me ne avessero dette di tutti i  								colori, ma almeno &#8216;con juicio&#8217;, adesso avrei  								qualche grazioso tocco da poter dare nella mia  								cameretta, che so, un bel verde-di-rabbia, un  								giallo-invidia acceso, un nero-fumo, un  								grigio-topo. Ma mi sa tanto che hanno usato  								acrilici e acredine, e io sono contro l&#8217;impiego  								di sostanze chimiche e psichiche che danneggiano  								l&#8217;ambiente».</p>
<p><strong>Ma dov&#8217;era nascosta Silvia Valerio prima del  								boom? </strong><br />
«Nella città del Santo e dei bevitori, Padova, a  								studiare leggende».</p>
<p><strong>Chiambretti in tv le disse &#8216;Se lei è vergine,  								allora io sono un watusso&#8217;. Lei poi, la prova  								della verginità, l&#8217;ha data sempre in tv dalla  								d&#8217;Urso previa visita medica. Che dice, si  								saranno convinti?</strong><br />
«Convinti? Vinti? Avvinti? Mah, chi può saperlo.  								Per sfortuna e stranamente, oggigiorno l&#8217;hobby  								preferito di alcuni è quello di mentire e  								smentire. E pur di non ammettere certe  								scomodità, certe verità, e certe verginità,  								riuscirebbero a mettere in discussione perfino  								l&#8217;esame scientifico. Vivere per raccontarsela &#8211;  								sarebbe un buon sottotitolo, prendendo  								ispirazione da un Garcìa Màrquez. Comunque, su  								una cosa possiamo andare sul sicuro: l&#8217;altezza  								media italiana. Che sarà in netto rialzo data la  								forte e improvvisa ondata di watussi del 2010».</p>
<p><strong>Parliamo (finalmente) del libro. Lei è  								soddisfatta del risultato? Commenti/critiche che  								ricorda con più piacere/dispiacere?</strong><br />
«Risultato di quale operazione? Ecco, mi pare  								troppo aritmetico come termine, e dato che non  								ho mai avuto grande predisposizione per il ramo,  								preferisco usare civetterie materne in  								proposito. Dunque: della mia creatura sono  								soddisfatta eccome. È un bel figliolo, e molto  								simpatico&#8230; Ma forse non dovrei parlarne io. Mi  								appello a quel gentile signore che l&#8217;ha  								descritto come &#8220;la denuncia più allegra dei  								peccati del Duemila&#8221;. E in effetti &#8220;ghignare per  								non piangere&#8221; potrebbe essere il motto  								riassuntivo».</p>
<p><strong>A chi non ha letto il suo libro per ovvi  								pregiudizi, come spiegherebbe il messaggio che  								vuole/voleva lanciare?</strong><br />
«Un&#8217;ode goliardica ed erotica alla Libertà.  								Libertà vera, non per finta; libertà non mediata  								e mediatica; libertà non ruffiana e populistica;  								libertà non prêt-à-porter; libertà non  								specchietto per le allodole. Libertà  								semplicissima e schietta, dunque forse anche  								ruvida, di dire fare e pensare, e soprattutto,  								di non dire quello che ci impongono di dire, di  								non fare quello che si usa fare, di non pensare  								quello che è obbligatorio pensare. Certo, per  								essere liberi, bisogna liberarsi anche dei  								pregiudizi&#8230;».</p>
<p><strong>Oltre la verginità, lei ha un grande  								cervello. Su cosa lo impegnerà prossimamente?</strong><br />
«Ah, è un tizio molto impegnato, quello! Adesso  								è tutto preso da una lunga satira di costume  								scostumata, nel senso del solito spirito  								socially &#8216;<em>scorrect</em>&#8216;. E poi ha in agenda  								vari altri lavori mentali part-time».</p>
<p>Dal sito www.telegiornaliste.com</p>
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		<title>12+1%</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 10:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[No, non mi sono data improvvisamente all&#8217;ottima scienza dell&#8217;aritmetica (non ne ho i numeri, povera me, e scusate il gioco di parole), non mi sono infiltrata in una setta pitagorica, neanche piccina, e non li sto dando, i numeri, così, in preda a divina manìa. Insomma: convertita alle matematiche purtroppo ancora no, e neppure impazzita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>No, non mi sono data improvvisamente all&#8217;ottima scienza dell&#8217;aritmetica (non ne ho i numeri, povera me, e scusate il gioco di parole), non mi sono infiltrata in una setta pitagorica, neanche piccina, e non li sto dando, i numeri, così, in preda a divina manìa. Insomma: convertita alle matematiche purtroppo ancora no, e neppure impazzita. Divertita sì, però. Nel vedere quel 13 % che ha risposto al televoto di condividere la mia famigerata scelta (cfr. la trasmissione &#8220;A gentile richiesta&#8221; del 15/06 &#8211; tanto per restare in tema numerico&#8230;). Una onesta percentuale, direi, in tutti i sensi, e da celebrare almeno con queste modeste righe &#8211; tredici*, come omaggio simbolico. Onesta percentuale dicevo, e prova chiara e lampante piovuta dal cielo per sfatare il mito del tredici che porta sfiga. Prometto che da domani non ci crederò più. Ma siccome noi inguaribili superstiziosi ci mettiamo un po&#8217; per abituarci&#8230; Abbiate pazienza. Oggi ringrazio quel 12 +1 % che ha deciso di votare.</p>
<p>*Mi accorgo ora che tredici erano solo in origine: nel benemerito documento word&#8230;</p>
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		<title>Intervista a Silvia Valerio (domande a cura di Veruska Anconitano)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 18:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci racconti un po&#8217; chi è, cosa fa e cosa vorrebbe fare nel futuro.
Ottimo! Adoro i racconti. Allora&#8230; C’era una volta una fanciulla di diciotto anni che viveva in una città d’Italia assieme al suo grande amore per tutto quello che è libero e prodigioso, di ogni genere e specie. Da quando aveva visto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>Ci racconti un po&#8217; chi è, cosa fa e cosa vorrebbe fare nel futuro.</strong><br />
Ottimo! Adoro i racconti. Allora&#8230; C’era una volta una fanciulla di diciotto anni che viveva in una città d’Italia assieme al suo grande amore per tutto quello che è libero e prodigioso, di ogni genere e specie. Da quando aveva visto la luce, tante persone malvagie, travestite da bravi e buoni – e, credetemi, sono tantissimi -, avevano cercato di ostacolare il suo grande amore e di convincerla soprattutto che le cose importanti non erano quelle, ma infinite altre. Come ad esempio: a scuola aprirsi la mente studiando tutto (e niente &#8211; pensava la protagonista), diventati grandi trovarsi un lavoro, non importa se compatibile neppure vagamente con le proprie inclinazioni, per mantenersi (in vita o in morte?), e infine un buon fidanzato (fidanzato con chi? Con me o anche con altre tre che non conosco – si chiedeva la nostra). La fanciulla di diciotto anni pensava, insomma, che tutto questo fosse molto sbagliato e ipocrita, che portasse solo a tanta incertezza e tristezza e amarezza e che il mondo non avesse bisogno di una persona incerta, triste e amara in più. Così, decise di cercare in tutti i modi di mantenere in vita il suo grande amore ostacolato per la libertà e i prodigi, di ogni genere e specie. E questo si augurò – e si augura tutt’ora – di poter fare fino alla fine dei suoi giorni. Sperando di vivere felice e contenta.</p>
<p><strong>Come è nato il suo&#8221; C&#8217;era una volta un presidente &#8211; Ius primae noctis&#8221;? </strong><br />
È nato su una scrivania ingombra di libri di scuola e di giornali, un’estate fa, mentre io studiavo per l’esame di maturità e mentre i media tutti si studiavano di dipingere Ahmadinejad come il cattivo – anzi, il pessimo – della politica internazionale, come il gran tiranno che si alimenta della libertà di giovani e donne. Da che pulpito &#8211; mi è venuto da pensare. Quando tutta questa società assolutamente falsa, certo con metodi apparentemente non violenti, cerca in ogni modo di sopprimere libertà esteriori e interiori, e ci riesce, purtroppo, il più delle volte, mettendo sotto silenzio le voci scomode, distraendo l’attenzione per non far pensare, drogando le persone con gli stupefacenti linguistici delle belle parole che però non vogliono dire nulla, iniettando sonniferi nei canali d’informazione. Quando uno se ne accorge, se ancora è possibile farlo, è troppo tardi. Dunque, questo libro è nato con me come madre, e, come padre, in piccolo, il mio trascorso personale di ragazza adolescente e, in grande, il trascorso di milioni e milioni di adolescenti, e non solo, che da questo stato di cose vengono distrutti, non hanno più ideali, non hanno più desideri, non hanno più speranze, si rifugiano nell’alcool, nella droga, o direttamente nel suicidio (per dare solo qualche cifra: il consumo di psicofarmaci tra i giovani negli Stati Uniti è passato dai centicinquantamila del 1970 agli undici milioni del 2004). Dal vaso di Pandora di questa modernità assassina sono sfuggiti tutti i mali – ma la speranza, se mai c’è stata, non si fa trovare. Altro che “migliore dei mondi possibili” – questo è il migliore dei mondi impassibili, cinico fino alla spietatezza.  </p>
<p><strong>Del libro si è scritto tanto e, forse, anche a sproposito: qual&#8217;è lo scopo del suo primo libro? Davvero è un omaggio al presidente Ahmadinejad o c&#8217;è dell&#8217;altro dietro?</strong><br />
Cercando un’immagine nel campo della fisica, malgrado non sia uno dei miei preferiti, io mi auguro che questo libro sia quel battito d’ala di farfalla che provoca un ciclone dalla parte opposta della terra. O, se non altro, il mio augurio è che tante altre farfalle decidano di battere le ali della propria passione piuttosto che adagiarsi nell’inerzia e lasciarsi imbalsamare dalla pubblica opinione. Direi che è migliore come scenario, no?</p>
<p><strong>La Vallecchi, che l&#8217;ha pubblicata, perchè ha deciso di farlo? Forse perchè sapeva che avrebbe scatenato un putiferio?</strong><br />
All’editore è piaciuto molto il mio stile di scrittura. Che ci abbia visto qualche affinità elettiva con quei simpatici futuristi che Vallecchi pubblicava all’inizio del secolo scorso?</p>
<p><strong>Lei parla sempre di conformismo della società: è stato anticonformista scrivere un libro di questo tipo, essere attaccata e criticata ovunque? Anche questo è il motivo per cui ha scritto &#8220;C&#8217;era una volta un presidente&#8221;?</strong><br />
Il fatto che io abbia scritto un libro del genere è certamente anticonformista. Invece, il fatto che io sia attaccata e criticata è certamente strano. Perché in fondo, il messaggio che il libro sottende è una semplice e purissima difesa: di noi donne, della libertà, della capacità e della necessità di fare scelte, dell’agire, del non rassegnarsi, del ribellarsi a quello cui è giusto farlo. Però è chiaro che per arrivare a un messaggio bisogna aprirlo, almeno, un libro. Parafrasando, lo scoprirete solo leggendo. Ecco. La situazione mi ricorda tanto quei bimbi che non vogliono bere la medicina perché ha un colore strano e anche se non ci hanno nemmeno posato le labbra dicono che è cattiva. Guardate che chiamo l’uomo nero&#8230;</p>
<p><strong>In più di qualche passaggio del libro lei parla di libertà delle donne sotto tutti i punti di vista: non è un controsenso parlare di libertà femminile accostandola all&#8217;Iran, Paese dove per tradizione le libertà sono negate? Oppure, anche in questo caso, la provocazione è stata scambiata per realtà?</strong><br />
Quello che avevo da dire sulla libertà l’ho già espresso e impresso in lungo e in largo. Riguardo alla sua ipotesi su sensi e controsensi: i cinque sapevo di averceli a posto, magari anche un briciolo del sesto, forse, ma il controsenso non avrei mai detto di doverlo mettere in lista. Se lei è convinta, vorrà dire che bisognerà andare a lezione di (contrad)dizione da tutti quelli che mi criticano mentre io li difendo – perché se l’Iran è un paese dove le libertà sono negate per tradizione (ci sarebbe da sbizzarrirsi, soprattutto sulla storia del “per tradizione”, ma vabbè), qui le libertà sono negate per tradimento.</p>
<p><strong>Quanto c&#8217;è di reale nel suo primo libro? Intendiamo un po&#8217; di tutto: dalla storia della 19enne vergine alla scelta del personaggio chiave, Ahmadinejad appunto&#8230;</strong><br />
Tutto vero, dalla A alla V – di vergine.</p>
<p><strong>Si sente una 19enne come tante altre o sente di avere qualcosa in più, o in meno, rispetto alle ragazze italiane?</strong><br />
Oddio. Per fermarsi alla fisiologia, credo di avere quell’ “in più” che devo ancora concedere a un maschietto.</p>
<p><strong>Qual è il suo sogno? Dove vuole arrivare? In politica?</strong><br />
Il mio sogno&#8230; qui si apre una questione. Sa che io sono un tipetto superstizioso, e i sogni belli preferisco non rivelarli perché sennò non si avverano; gli incubi invece meglio “buttarli fuori” perché così ci si libera del peso. Ora, il mio è un sogno per me, ma un incubo per i falsari di questa società. Che dire? Facciamo così: per liberarmi dell’imbarazzo della scelta rimando alle risposte sopra ed escludo l’ipotesi politica. Si dovrebbe dedurre che il mio è un sogno letterario.</p>
<p><strong>Ultima domanda: che progetti ha in cantiere? Ci dobbiamo aspettare un secondo libro altrettanto scabroso oppure ci regalerà qualcosa di più soft?</strong><br />
Venga, le mostro il mio cantiere! Sto lavorando, sì, proprio a un secondo libro. Indossi l’apposito caschetto, la prego, e faccia attenzione a dove mette i piedi: non è che ci siano chissà che pericoli, per carità, niente cattivi presidenti stavolta, e nemmeno cattive verginità o cattivi racconti autobiografici; il tema sarà un po’ realtà e un po’ fantasia, un po’ presente e un po’ futuro, un po’ di tutto all’inizio e un po’ di niente alla fine. Però il tono satirico è sempre quello, ed è meglio, in ogni caso, cautelarsi e usare le apposite misure di protezione. Potrebbe sempre piovere qualcosa dall’alto. <em> </em></p>
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		<title>De bello gallico (ovvero: il bello dei galli)</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 12:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ore 6:00. Hotel a Cologno Monzese. Più dormi che veglia. In lontananza, un suono strano. Sembra quasi un gemito. Un gnaulio. Sarà un adorabile bimbo nella stanza accanto.Qualche minuto dopo: il lamento, di nuovo. Con cadenza regolare. Sarà l&#8217;adorabile mamma dell&#8217;adorabile bimbo che chissà cosa sta a fare invece di nutrirlo come si deve o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Ore 6:00. Hotel a Cologno Monzese. Più dormi che veglia. In lontananza, un suono strano. Sembra quasi un gemito. Un gnaulio. Sarà un adorabile bimbo nella stanza accanto.<span id="more-221"></span>Qualche minuto dopo: il lamento, di nuovo. Con cadenza regolare. Sarà l&#8217;adorabile mamma dell&#8217;adorabile bimbo che chissà cosa sta a fare invece di nutrirlo come si deve o riaddormentarlo. Magari se ne sta bellamente a dormire. Eh certo! Tanto ci siamo noi qui a svegliarci. Anche se, devo ammettere: in tutta la mia carriera di zia non avevo mai sentito gemiti del genere. Strani sono. Ma sarà un pargolo bilingue. Ecco cos&#8217;è. Con le coppie internazionali che ci sono adesso. Neanche svezzati incominciano a parlar misto: e uan e two ecciù. Mai sentite le mamme cantare l&#8217;alfabeto inglese con trasporto &#8220;ei bi si di i ef gi&#8230;&#8221;? E&#8217; chiaro che dopo uno finisce per parlar, e gnaular, di conseguenza, coverto. Vabbè. Rimettiamoci a dormire. Dove eravamo rimasti? Stavamo contando i pecoroni&#8230;</p>
<p>Qualche minuto dopo. Se mai non si fosse capito, il suono ci fornisce di un suo gentile richiamo. A questo punto, è giuoco forza: spalanco gli occhioni sul soffitto della camera che da nero è diventato grigio, mentre io da bianca sono diventata leggermente nera, perché a questo punto la questione si sta facendo interessante. Anche se non è proprio l&#8217;ora migliore per farle, si accettano scommesse. Chi, come, cosa, sta rompendo il silenzio &#8211; sì, diciamo il silenzio&#8230; ? E allora, mentre me ne stavo lì, con pupille dilatate, con orecchie spalancate, a sfidare in materia di comprensione la plafoniera design, il morbido parquet, il frigobar nell&#8217;angolo e il cartellino &#8216;do not disturb&#8217;, senza ovviamente avere risposta, se non quella che anche l&#8217;ultimo filo di sonno mi si è levato dagli occhi&#8230; un chicchirichì.</p>
<p>Chicchirichì.</p>
<p>Chicchirichì?&#8230; Ma come chicchirichì? Quell&#8217;uscita proprio non me l&#8217;aspettavo. Pargoli bilingue d&#8217;accordo &#8211; ma mi rifiuto di pensare che possano implorare il latte con un chicchirichì.</p>
<p>Chicchirichì ancora.</p>
<p>Non mi dire che è un gallo! A Cologno Monzese, patria delle tre ti &#8211; televisioni, tette, traffico &#8211; può esistere un gallo? Posto che razzolino ancora da qualche parte (invece di andare tanto lontano a preoccuparsi del panda cinese, bisognerebbe salvaguardare il nostro gallo comune, <em>Gallus gallus</em>, dall&#8217;estinzione. Figuratevi che il primo e l&#8217;ultimo che io ho avuto modo di conoscere in carne, molto in carne, ed ossa è un gallo da guardia friulano. Cose da far paura, il superstite. Lungi dal salutare il signor sole, come da tradizione, in compenso è portatissimo per la cagnara, trova l&#8217;ispirazione per berciare appena un qualunque essere &#8211; ma dimostra una netta predilezione per i bipedi, soprattutto di sesso femminile &#8211; transita nei pressi del recinto dove se ne sta &#8211; poco &#8211; tranquillo e beato a imperare su tre oche due oche un&#8217;oca un&#8217;ochina un&#8217;ochè andavano a bere alla fonte del re. Troppo preso da questa alternativa missione sbirresca, il nostro se ne fa un baffo di albe e tramonti. L&#8217;unica cose che sorge, per lui, è il sospetto. Bene. Brutta bestia, ma utile. La consiglio a tutti quelli che hanno problemi di giardini incustoditi. Altro che mastini &#8211; il gallo alternativo è la soluzione dell&#8217;avvenire. Pensate che potreste pure risparmiare sul nutrimento: con una miseria di becchime lo mantieni cattivo e vegeto; poi non serve neanche portarlo al parco, perché si organizza lui da solo la razzolata quotidiana &#8211; la immagino piuttosto scenografica, qualcosa come una parata militare -; e ci scommetto il codino che, evolvendosi, il gallo alternativo, o i suoi discendenti per lui, imparerà anche a mangiare i topi, assommando così virtù di cane e gatto.) posto che razzolino ancora da qualche parte, stavo dicendo, di certo quella qualche parte non è Cologno Monzese. Non può essere. Non è proprio umano. No. </p>
<p>Chicchirichì.</p>
<p>E invece sì. Cavoli. Vuoi dirmi che c&#8217;è veramente un gallo nei pressi? Mi do la brava serie di pizzicotti che prescrive il dottore in caso di dubbio, e effettivamente mi rendo conto: sono sveglia. Effettivamente. E allora chi&#8230;</p>
<p>Chicchirichì.</p>
<p>Dio! Ma allora è così, è proprio un gallo! Un signor gallo! Un fantastico gallo in livrea rossoverde, ci si può giurare! Un gallo gallo con bargigli rossi rossi, speroni forti forti, cresta alta alta! Dovete sapere che vado matta per i galli. Quelli cristiani, ovviamente. Non so se si sente. Di colpo me lo sono visto davanti: gonfio e impettito. Con il becco come un uncino. Gli occhi impenetrabili come rubini. La codona folta a fontana. E tante tante tante tantissime piume lunghe e appuntite e arcuate come sciabole che arrivano fino alla luna&#8230;. Beh. Forse mi sono lasciata prendere un po&#8217; dall&#8217;entusiasmo. Ehm. Mi ricompongo. Comunque è comprensibile. È comprensibile infervorarsi. Ah! Ma vi rendete conto? Dopo l&#8217;iniziale sconcerto per un concerto del genere, l&#8217;idea che uno degli ultimi superstiti della nobile specie indiana <em>Gallus gallus</em> si trovasse lì, vicino a me, da qualche parte, ancora in forma e nel pieno delle sue facoltà, senza essere alternativo, mi ha messa di un incredibile buonumore e mi ha confermata nella mia convinzione. Cioè che al giorno d&#8217;oggi ai miracoli si può credere eccome, senza rimanere fregati. E così, mentre il soffitto della stanza da nero diventava un po&#8217; più grigio, sempre più grigio, e poi quasi bianco azzurrino, e la plafoniera cominciava a disvelarsi in tutto il suo splendore in potenza, dato che era spenta, e il frigobar si tingeva di strane ombreggiature, e il &#8216;do not disturb&#8217; cominciava a farsi leggibile sdoganandosi dal sinistro aspetto di iscrizione cabalistica notturna, io da nera sono ridiventata bianca (o meglio, carnagione chiara), ho incrociato le braccia dietro la nuca, sul cuscino, come nel migliore film americano, e me ne sono stata fino alle sette e ventisei precise &#8211; ora in cui il <em>Gallus gallus</em> monzese ha deciso di arrendersi &#8211; a bearmi del prodigio. Scusate, ma perché mi guardate così? Sarò intollerante quanto volete (soprattutto al glutine cordiale), ma se c&#8217;è una cosa che ho è una buona sensibilità al privilegio del vizio. Come si fa a non emozionarsi di fronte a un gallo? Come si fa a non fare eccezioni per le eccezioni? Scommetto che se piovesse dal cielo in questo istante un dodo tutti salterebbero giù dal letto a fargli le feste. E invece per il gallo no. E invece il gallo, che &#8211; vedrete! &#8211; i nostri nipotini studieranno sui libri perché specie estinta, sigh, nessuno lo bada, anzi. I più sgranano maledizioni. Che dispiacere. Vedete, come è fatta la gente. Nel momento in cui potrebbe veramente salvaguardare il proprio latte se ne infischia, giusto per mantenersi fresca per il proprio forte, cioè piangere sul latte versato. E poi, vi dico di più. Sarà meglio la congiura della confusione piuttosto che la congiura del silenzio? Anche se a un&#8217;ora presta. Che sarà mai, alzarsi un po&#8217; prima. Pare che sia pure un toccasana. Pensate solo ai proverbi, per averne conferma. Il mattino ha l&#8217;oro in bocca. Chi tardi arriva male alloggia. Chi dorme non piglia pesci. Per una volta, si potrà fare uno strappo alla regola e ascoltarsi, prima che diventi impossibile, il canto del gallo? Vabbè che io potrei essere avvantaggiata nelle mie predilezioni &#8211; c&#8217;ho l&#8217;orologio biologico piazzato sulle seiemmezza/sette, salvo imprevisti &#8211; ma quel giorno garantisco che non me ne fregava nulla di pesci e ori in bocca, e mi sarei tanto accontentata di un po&#8217; di acqua in bocca, fosse stato un essere umano. Ma per un gallo! Vi rendete conto che, tempo solo qualche lustro, dovremo andare al museo per poter sentire un chicchirichì? Che sarà l&#8217;argomento principe delle nuove edizioni di Voyager e delle inchieste su Focus? Senza parlare degli speciali di Piero &amp; Alberto Angela. E poi, a parte questo, mentre ero in ascolto, e rimuginavo con un filo di occhio lucido su quella scoperta, pensavo e pensavo e mi rendevo conto dei molteplici problemi che potrebbero risolvere i galli.</p>
<p>Uno per tutti, l&#8217;inquinamento acustico. Dopo tanti brumm brumm, pot pot, drin drin, ueeèèèè eèèèè, un chicchirichì è un toccasana. Non vi pare? Ti entra dentro l&#8217;orecchio con il rotolio argentino delle sue consonanti e te lo ripulisce. Essendo un suono naturale, anzi, biologico, fa l&#8217;effetto della macedonia di frutta sull&#8217;apparato digerente del bimbo/bombo che è venuto su a panini imbottiti e nutella. Depura, insomma.</p>
<p>E quindi, riflettevo che sarebbe veramente da lanciare una raccolta firme. &#8216;Più galli e meno sveglie&#8217; può essere lo slogan. Vuoi mettere. Mi ricordo ancora quando ero piccola. Quando ero piccola e stupida e non avevo ancora pensato di vendere l&#8217;anima all&#8217;orologio biologico (scambio sopraggiunto, in compenso, intorno ai diciassette) e dovevo programmare quelle isteriche delle sveglie. Uno si addormentava già con l&#8217;angoscia. Dico di più. Con molteplici angosce. Prima angoscia: riuscirò a svegliarmi? In quanto, quando meno te l&#8217;aspetti, la brava sveglia cessa di funzionare per motivi tutti suoi personali e chi si è visto si è visto. E tu ti rigiri nel letto col senso di colpa perché magari, andando a tentoni a cercare la bottiglietta dell&#8217;acqua l&#8217;hai fatta cadere, la sveglia, giusto stasera, giusto stasera che domani ho l&#8217;esame, e chissà se per caso si è offesa, e chissà se domani non suona, chissà se la batteria si è un po&#8217; scollegata, e domani domani chissà. Seconda angoscia: riuscirò a svegliarmi? In quanto, non c&#8217;è nulla di certo in questa vita. Chi mi assicura che non mi prenda un colpaccio di quelli brutti, al sentire il trillo prepotente, magari nel bel mezzo di un sogno colore pastello, sapor caramello (lo sostengono pure gli psicologi che non va bene svegliare le persone quando sognano, poi magari ci viene pure qualche disturbo del comportamento in reazione), in fondo nessuno sa di essere debole di cuore prima di avere un infarto. Terza angoscia: riuscirò a prendere sonno? Partendo dalle premesse di cui sopra, certo che no. Ed ecco spiegarsi l&#8217;iperconsumo di sonniferi tranquillanti camomille e passiflore, e l&#8217;esubero delle nuove sveglie &#8211; ad acqua a luce a musica a collegamento con l&#8217;ipod. Tutte storie, sono solo palliativi per addolcire la pillola. Perché, santoddio, non c&#8217;è niente di naturale in quell&#8217;ordigno ticchettante. Ed ecco spiegarsi anche il fatto che io la sveglia non la carico più, me la tengo vicino giusto per orientarmi, se per caso per caso mi capita di svegliarmi e sono le cinque, so che posso rimettermi placida a dormire. Tanto oltre le sette non vado. È come se avessi inghiottito un gallo. E dunque, cosa c&#8217;è di meglio di un pennuto da tenere in giardino, o, per chi ne è sprovvisto, in soffitta, o sul terrazzino due per tre? Tanto lui si accontenta. È sobrio.</p>
<p>Oppure, tornando allo slogan, si potrebbe scrivere &#8216;Più galli e meno galline&#8217;. Perché, sfido io, dopo un risveglio con sveglia è un&#8217;impresa soprattutto per noi signorine, che siamo dichiaratamente e per natura più sensibili dei maschietti, arrivare lucide ed efficienti al lavoro o allo studio. Dove c&#8217;è un gallo invece c&#8217;è speranza &#8211; di quiete e tranquillità. Di pace amore e fantasia. Considerate il mausoleo di Galla Placidia (lo dice pure il nome). Con un buon numero di galli, tutto comincerebbe a funzionare al ritmo del sole. E io sono convinta &#8211; aspetto solo che me lo confermino gli ultimi studi medici &#8211; svegliarsi al canto del gallo ci farebbe abbronzare bene senza problemi di Uva Uvb Uvc e curerebbe sicuro anche il malassorbimento di vitaminaD. Con in risposta un notevole abbassarsi delle percentuali di cancro, e, direttamente proporzionale, un innalzamento delle aspettative medie di vita. Vita lunga come una coda di gallo.</p>
<p>Per le nottate fuori porta, hotel che propongano finalmente il &#8217;servizio gallo&#8217; più che il &#8217;servizio sveglia&#8217; &#8211; in modo tale da evitare stress psicologico alle signorine della reception, che dovrebbero telefonarti in camera a orari improbabili. O, in caso contrario, stress da radiazioni perché ti tieni vicino il cellulare a trillo programmato &#8211; che comporta un conseguente invecchiamento di cellule e tessuti, che comporta un conseguente aumento di rughe, che comporta una conseguente invidia nei confronti delle giovincelle, che comporta un conseguente intervento chirurgico, che comporta una conseguente morte. Anche se distante nel tempo, è poco ma sicuro. Pensate alla spirale autodistruttiva che potremmo arginare con l&#8217;aiuto dei galli!</p>
<p>I galli. Ah, i galli! Ricordo ancora con vero rapimento la descrizione del <em>G.</em> <em>cedrone </em>letta<em> </em>sul Devoto Oli:</p>
<p>&#8220;Uccello dei Tetraonidi, detto anche urogallo, diffuso nelle foreste di Conifere dell&#8217;Europa e dell&#8217;Asia settentrionale e centrale, da noi stazionario, ma sempre più raro, sulle Alpi a oriente della Valtellina. Il maschio, poligamo, che all&#8217;epoca della fregola si abbandona a parate amorose durante le quali diventa a tratti quasi sordo e cieco, è lungo 90 cm e ha livrea prevalentemente nera e bruno-scura, una barba ispida di penne nere verdastre, sopracciglio di pelle nuda scarlatta, coda arrotondata, spesso tenuta aperta a ventaglio; la femmina, che nidifica a terra, non supera i 60 cm ed è in prevalenza fulva.&#8221;</p>
<p>Come si fa a non innamorarsi di una specie del genere? Come non farsi prendere da una sindrome di Stendhal all&#8217;idea di un corteggiamento così estremo e totale?</p>
<p>Solo una cosa. Quando, verso le otto, mi sono definitivamente levata dal letto e ho messo fuori il nasino per scoprire dove alloggiasse il miracolo, non sono mica riuscita a capirlo. Dritto davanti a me c&#8217;era solo uno scavo, a ovest delle villette a schiera (ma senza posto gallo) e a est degli stabili che di verde non avevano neanche un filino di graminacea. Mah. In compenso, il mistero è stato svelato la settimana seguente. Entro nella camera numero centotre, poso le valigie, spalanco le finestre con trasporto. Che ti vedo? Una casetta con l&#8217;orto. Direttamente frutto del Dio del bucolico. Con qualche ortaggio annesso e &#8211; abbiamo modo di crederlo &#8211; molto smog connesso. E un gallo. La nostra vecchia conoscenza. Tutto torna. Tutto si tiene. Nulla si crea nulla si distrugge. Dopo le percezioni filosofiche preserali, mi spalmo sul letto in attesa di risvegliarmi all&#8217;alba del giorno dopo. Stanca ma contenta, molto contenta, è il caso di dirlo.</p>
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		<title>Ra-mazzate</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 08:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ammazza. Non si fa in tempo a fare una gita fuori porta che ti ritrovi il sito tutto ingombro di commenti. Faccio fatica perfino a passare. Ecco! Stavo or ora incespicando in un &#8220;vergogna!&#8221; mal messo. Ma dico! almeno scriveteli come Dio comanda, senza strani segni e abbreviazioni, che fate cadere le persone! C&#8217;è parecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Ammazza. Non si fa in tempo a fare una gita fuori porta che ti ritrovi il sito tutto ingombro di commenti. Faccio fatica perfino a passare. Ecco! Stavo or ora incespicando in un &#8220;vergogna!&#8221; mal messo. Ma dico! almeno scriveteli come Dio comanda, senza strani segni e abbreviazioni, che fate cadere le persone! C&#8217;è parecchio disordine, qui. Dunque, mi pare di capire che urgono proprio ra-mazzate in risposta. Bisogna sistemare una volta per tutte, e una volta per tutti, (eh, sì. Altrimenti non dovrei più uscire di casa e rassegnarmi ad avere un colorito spento che mi renderebbe subito molto più simpatica, se dessi una risposta a ciascuno.) E invece, stavo dicendo, farò così &#8211; in modo tale da accontentarvi, o scontentarvi, a seconda dei casi, tutti in una sola tranche.<span id="more-213"></span></p>
<p>Inizio dai ringraziamenti, dato che sono una personcina di parte. Grazie a <em>Mario, Luigi Miracoli, Mario Franchi, Sante, Max, Luca Massimi, Vittorio, Una come te, Dino Giuliani, Sally, Sarunas 1984, Dawson-Percy, Valentina, Jack Sparrow</em> per le loro osservazioni garbate e rispettose, come si conviene quando si entra in casa &#8211; o in sito &#8211; d&#8217;altri. In cambio, a loro va la mia amicizia ideale e la promessa, prima o dopo, di un tè oloong tutti insieme.</p>
<p>Quindi, via il dente (avvelenato) via il dolore. Vergogna! Ohibò. E per cosa, di grazia? Per aver detto la verità la verità e nient&#8217;altro che la verità. Eh, c&#8217;era da aspettarselo. I tempi cambiano e arrivano gli ogm. Un tempo le bugie facevano allungare il naso e accorciare le gambe (ogni riferimento a fatticoseopersone è assolutamente casuale). Mo&#8217; la sincerità fa vergognare. Che strano. I tempi. Tra un mese cosa succederà &#8211; il sole metterà i brividi?</p>
<p>Poi, loro si sprecano a proclamare un sedicente &#8220;disprezzo&#8221; nei miei confronti. Mah.  In verità, quando a me fa schifo qualcosa o qualcuno la reazione normale è quella di starmene chilometri e chilometri distante. E invece, tutti qui a farmi calore umano. Ma guardate che le giornate sono già piuttosto tiepide, non c&#8217;è bisogno. Davvero. Sì, io devo essere fatta in modo strano. Per esempio, adesso mi viene in mente una metafora di m&#8230; La cacca dei carlini in città. Porterà pure fortuna pestarla, ma io in genere cerco di aggirarla. Senza tante storie e senza stare a indignarmici su. Non mi è mai capitato di stare i pomeriggi o le notti, ancora peggio, a scriverci sopra meditazioni. Caro diario, oggi ho trovato sul mio percorso una cacca così straordinaria, così particolare&#8230; O meglio: una cacca così immorale, così vergognosa, così mercenaria&#8230; O in montagna: &#8220;vediamo di commentare questo sterco bovino&#8230; ma senti quanto odore! E il colore, poi! È una vergogna. Un insulto.&#8221; Evidentemente, al di là delle bugiole che raccontate soprattutto a voi stessi, la cosa attrae più di quanto non lo ammettiate. Ma allora se siete attratti da un tipo, o un libro, scabroso e scorretto siete un tantino morbosi. Ma allora bisogna che andiate a farvi una psicoterapia. Perché essere attratti dalla vergine che è attratta da Ahmadinejad vuol dire non essere a posto. Anzi, dirò di più. Essere attratti dalla vergine che è attratta da Ahmadinejad per quell&#8217;infallibile proprietà transitiva significa pure essere attratti da Ahmadinejad. Non ve ne siete resi conto? Presto! Correte!</p>
<p>Poi, altro mio imperdonabile difetto: essere insieme vergine e tutto sommato gradevole. Eh no! Non sia mai! Le vergini non si vestono cossì (ma lo sapevate che in Grecia le fanciulle e i fanciulli giravano completamente nudi per le processioni religiose?). Cossì non si fa. Cossì non va. Niente più gambe pance schiene sorrisi occhioni ma solo&#8230; solo&#8230; cosa? Un velo, forse? Dico così, per dire. E meno male che è il presidente dell&#8217;Iran (sempre su di lui la salute) l&#8217;oscurantista della questione. Se voi poteste vedermi bella e coperta sareste molto più contenti, no? Solo che c&#8217;è una piccola differenza: lì il velo si impone per tradizione e rispetto e religione, qui vi piacerebbe tanto (ma solo da destinare ad alcune determinate eccezioni, beninteso, che se mangiassi qualche cotechino in più come consiglia Salvini della Lega, a parte accorciare le mie aspettative di vita, vi andrei benissimo in gonnella, giusto?) per invidia e risentimento. E, proseguendo il parallelismo: se in Iran non avrei nessun problema a indossarlo, come omaggio alle norme tradizionali, qui, invece, guarda un po&#8217;, non mi va di soddisfare le pressioni più o meno occulte dei rancorosi. Anzi, adesso ho un po&#8217; di caldo, mi tolgo anche il golfino. Solo un consiglio di salute: mangiate un sacco di verdura a foglia verde che protegge il fegato. Si sa mai, a forza di roderselo&#8230;</p>
<p>Ulteriore caso di cronaca che apprendo in queste ultime ore. Pare che in giro ci sia uno straordinario esubero di vergini e ragazzi bravi belli buoni intelligenti simpatici rispettosi. Magari pure col pollice verde. Fantastico! Evidentemente sono spuntati tutti per l&#8217;occasione &#8211; è primavera, e spunta in giro un sacco di roba. Non vedo l&#8217;ora che me li presentino tutti, ma proprio tutti, uno per uno, così magari fondiamo un movimento politico. PdV. Partito della verginità. L&#8217;unico problema sarebbe quello di avvertire i signori che si occupano delle statistiche. Perché evidentemente si sbagliano, sono fortemente venduti, corrotti, e le percentuali le studiano a tavolino. Non è mica vero che le liceali facciano sesso stupido e scipito. Non è mica vero che ci siano periodici boom di gravidanze indesiderate a dodici/tredici anni. Non è mica vero. In realtà, non si capisce proprio come faccia a crescere la popolazione, visto che tutti siamo vergini. Magari salta fuori anche che siete perfettamente astemi e che &#8220;una sigarettina, ma solo a ferragosto&#8221;. E internet: &#8220;mai usata quella roba.&#8221; Infatti. Lo vedo.</p>
<p>Infine, un riguardo particolare a coloro che, pur non condividendo le mie scelte, giudicano la mia scrittura &#8211; finalmente! Visto che, guarda il caso, qui ci stiamo giusto a scrivere. E intendiamo, nos maiestatis, continuare possibilmente a lungo a farlo.</p>
<p>Alla prossima!</p>
<p>P.S. Un abbraccio silenzioso anche a chi mi scrive privatamente. Appena ho modo, cercherò di rispondere a tutti.</p>
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		<title>Intervista a Silvia Valerio (domande a cura di Gianfranco Gramola)</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 19:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Com’è nata la passione per la scrittura, chi te l’ha trasmessa?
Direi che è stato un parto in casa, sul tavolo della cucina. E senza bisogno di ostetrici.
Come sta andando il tuo libro?
Andante con brio.
Perché  la provocazione di offrire la tua verginità (se è vero che lo sei, ma dubito) al leader iraniano?
Correggo: quella non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><em>Com’è nata la passione per la scrittura, chi te l’ha trasmessa?</em></p>
<p>Direi che è stato un parto in casa, sul tavolo della cucina. E senza bisogno di ostetrici.</p>
<p><em>Come sta andando il tuo libro?</em><span id="more-182"></span></p>
<p>Andante con brio.</p>
<p><em>Perché  la provocazione di offrire la tua verginità (se è vero che lo sei, ma dubito) al leader iraniano?</em></p>
<p>Correggo: quella non è una provocazione – è una vocazione. E come per tutte le vocazioni, era scontato che incontrasse dubbi e scetticismo: sospettare sembra essere in assoluto il passatempo che va per la maggiore, oggi. Ha scalzato perfino il calcetto e lo squash. Confessatelo. Ma ogni tanto non vi scatta il riflesso involontario di dubitare del vostro stesso dubitare? Comunque. Stavo dicendo, quella è la vocazione di una fanciulla a cui non vanno i trombamici e gli amici del cuore, gli sdilinquiti e i pseudodelinquenti, i decadenti per finta e i decaduti per forza, i maledetti del sabato sera e i playboy della domenica, gli irresponsabili e i corresponsabili, il marpione e il simpaticone, il dopobarba al guaranà e il dopopranzo alla playstation, quello che è a dieta e quello che ha il ciclo (di trattamenti termali), il pressappochista e l’analista, la palestra il weekend e la foresta sudamericana ad agosto, la ceretta integrale e il cerone intensivo, il viagra adolescente e il viaggio della maturità, il nerd e l’ “oh, merde!”, il drogato e il montato. Come si dice, al massimo questi saranno per un’altra volta. Non la prima.       </p>
<p><em>Qual è il messaggio che vuoi lanciare con il tuo libro?</em></p>
<p>Lanciare?? Per carità. Il mio libro è stato già lanciato a sufficienza (cfr. la puntata di Chiambrettinight). E poi, il posto giusto dei messaggi fino a prova contraria non era la bottiglia? O un codice. Ecco, trovato! Il mio potrebbe proprio essere un messaggio, in codice a morsi.</p>
<p><em>Quali sono stati i tuoi maestri?</em></p>
<p>“Il Maestro e Margherita” per le fantasmagorie; il maestrale per l’asciuttezza e, infine, l’albero maestro per l’intransigenza. Cattivi maestri, no?</p>
<p><em>Qual è stato l’incontro che ti ha cambiato la vita?</em></p>
<p>Mah. La mia vita finora non ha avuto trascorsi da trasformista.<br />
<em><br />
Qual è stata la tua più grande soddisfazione nel campo professionale (e delusione)?</em></p>
<p>Soddisfazione ogni volta che scrivo. Invece, non ho molta confidenza con illusioni delusioni ed elusioni. Non mi piacciono proprio, nessuna delle tre. Al massimo, qualche allusione.</p>
<p><em>La cultura è importante per arrivare?</em></p>
<p>No. I terreni incolti hanno più successo.</p>
<p><em>La popolarità  crea più vantaggi o fastidi?</em></p>
<p>Più che vantaggi o fastidi, partorisce delle simpaticissime leggende metropolitane. A mettersi d’impegno, neanche il mitomane migliore. Io alcune me le leggo prima di addormentarmi.</p>
<p><em>Adesso sei popolare. Grazie alla tua provocazione e al tuo libro. Cosa hai sacrificato per arrivare al successo?</em></p>
<p>Credo, invece, di essere impopolare – ma più che per aver sacrificato qualcosa, per aver scarnificato qualcuno.</p>
<p><em>Ma conta di più  la bravura o la dirittura morale?</em></p>
<p>Riguardo al contare non chiedetemi – non mi è mai piaciuta la matematica. Personalmente posso dire di avere un debole per i bravi. Quelli di Don Rodrigo.</p>
<p><em>Ma i tuoi genitori che futuro sognavano per te?</em></p>
<p>Non lo so. Mi dicono sempre che non ricordano i sogni che fanno. Spero solo non fosse un incubo che c’entri con l’ingegneria…</p>
<p><em>Che lavoro fanno i tuoi genitori?</em></p>
<p>Il pirata e la ballerina. Ma il migliore è mio nonno che fa il fantasma a tempo pieno.</p>
<p><em>Quali sono i tuoi idoli?</em></p>
<p>Quelli pagani, naturalmente.</p>
<p><em>Quali sono i tuoi hobby, i tuoi passatempi preferiti, quando non lavori?</em></p>
<p>Cavalcare tigri, ascoltare la Musa e nuotare controcorrente.<br />
<em><br />
Sei fidanzata? Come reagisci a un tradimento?</em></p>
<p>In mancanza di satiri che mi aggradino, faccio coppia aperta con le mie satire. E quelle non ci pensano neanche a tradirmi. Se no, ci sta sempre il melodramma.</p>
<p><em>Come sei nella vita di tutti i giorni?</em></p>
<p>Mi sento quotidiana e feriale.</p>
<p><em>La cosa più  cattiva che hanno detto o scritto su di te?</em></p>
<p>Ma noo! Non hanno mai scritto niente di cattivo. E neanche detto. Hanno mugugnato, ma non ho capito tanto bene cosa.</p>
<p><em>Il complimento più  bello che hai ricevuto?</em></p>
<p>Me lo sono sistemato come centrotavola al posto dei tulipani.<br />
<em><br />
La dichiarazione d’amore più stramba, più divertente che hai ricevuto?</em></p>
<p>Di gran lunga e di gran lungo, le più insolite sono state le profferte del pornodivo Omar Galanti.<br />
<em><br />
Quando hai avuto la prima cotta? E l’ultima?</em></p>
<p>Devo ammetterlo. Sono stata davvero precoce. La prima volta avevo cinque anni e mezzo e mi sono invaghita di Alessandro il Grande. Sulla mia ultima passione, invece, ci ho scritto un libro.</p>
<p><em>Che rapporto hai con la Fede?</em></p>
<p>Credo nel Dio di Platone, Plotino e Plutarco.</p>
<p><em>Pensi spesso all’aldilà?</em></p>
<p>Quanto basta. Rimugino di più sull’aldiqua.</p>
<p><em>La più trasgressione delle tue trasgressioni?</em></p>
<p>Non trasgredire alle proprie vocazioni.</p>
<p><em>Hai mai fatto delle scelte di cui poi ti sei pentita?</em></p>
<p>No. Le mie scelte le scelgo con attenzione.</p>
<p><em>Hai un sassolino nella scarpa che vorresti toglierti?</em></p>
<p>Mah. Per ora sono a posto. Con questo libro mi sono tolta anche la sabbiolina. Magari ci si sente più avanti, eh.</p>
<p><em>Quali sono le tue ambizioni?</em></p>
<p>Ambizioni – che brutta parola! Non ho simpatia né per gli ambivalenti, né per gli ambigui, né per gli ambiziosi. Mi precipitano in ambasce.</p>
<p><em>Un tuo vizio e una tua virtù? </em></p>
<p>Ho il vizio dei virtuosi – l’esigenza – e la virtù dei viziosi – la generosità.</p>
<p><em>Chi porteresti con te su un’isola deserta?</em></p>
<p>Ahmadinejad – che domande!<br />
<em><br />
Cosa ne pensi della battaglia contro il fumo?</em></p>
<p>Fumosa, la questione…</p>
<p><em>Ultimo libro letto?</em></p>
<p>“L’amore ai tempi del colera”. Mi ha colpito il titolo: credevo fosse ambientato ai giorni nostri.</p>
<p><em>Hai dei complessi?</em></p>
<p>Rock, pop o heavy metal? Dio, non me ne intendo troppo di musica…</p>
<p><em>Quanto ti influenza l’oroscopo nella vita quotidiana?</em></p>
<p>Eh. Tocchi un tasto dolente. Sono giusto appena uscita da una settimana a letto con l’ultimo ceppo di influenza astrale. Devo assolutamente decidermi per una cura omeopatica di scetticismo. O almeno un vaccino di razionalità.</p>
<p><em>Un’artista deve essere impegnato ideologicamente e se sì, per chi voti?</em></p>
<p>Anzi! Adesso l’artista è libero da qualunque impegno. Come da proverbio, ha imparato la sua arte e l’ha prontamente messa da parte. È già tanto se s’impegna minimamente nel proprio mondo – figuriamoci in quello delle idee e delle ideologie…</p>
<p><em>Hai un sogno nel cassetto?</em></p>
<p>Sì, nel cassetto degli attrezzi pericolosi.</p>
<p><em>A chi vorresti dire grazie?</em></p>
<p>Più che dire, mi piacerebbe dare qualche colpo di grazia.  </p>
<p><em>Progetti?</em></p>
<p>Progetti di decostruzione, qualcuno. </p>
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		<title>Voglio morire</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 18:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voglio morire. Ma davvero. Credo seriamente che il modo migliore per essere vezzeggiati amati e affettati – cioè, per ricevere l’affetto di milioni di persone – al giorno d’oggi sia morire. È una verità dura come il marmo se vogliamo ma è pur sempre una verità. Perché dico questo? Ve lo racconto. Succede talvolta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Voglio morire. Ma davvero. Credo seriamente che il modo migliore per essere vezzeggiati amati e affettati – cioè, per ricevere l’affetto di milioni di persone – al giorno d’oggi sia morire. È una verità dura come il marmo se vogliamo ma è pur sempre una verità. Perché dico questo? Ve lo racconto. Succede talvolta che io abbia dei reflussi di bisogno d’affetto. Per esempio ieri, in stazione. Ero piuttosto sovrappensiero. C’era la vocina metallica che scandiva: “E’ in arrivo sul binario due il treno proveniente da ics e diretto a ipsilon, che fermerà a beta, gamma e delta. Allontanarsi dalla linea gialla all’arrivo del treno”. E io, credetemi, in quel momento ho sentito qualcosa. Sarà stata quella linea gialla, come un segno. Ma non sono proprio riuscita a sopprimere un sorrisetto mefistofelico. Non ho potuto fare a meno di soppesare mentalmente, con fare da intenditore, il musetto del frecciargento. Di azzardare pesi e misure. Fare strani calcoli fisici.<span id="more-125"></span></p>
<p>Ho cominciato a guardarmi a destra e a sinistra per assicurarmi della distrazione degli eventuali controllori e del bagaglio cospicuo e multiplo che tenesse ancorati gli altri passeggeri (non sia mai che si scoprano eroi e corrano a salvarti, i malvagi… solo per impedirti di ascendere all’onore delle cronache, beninteso, mica per spirito umanitario), e, insomma, ero lì molto incline a oltrepassarla eccome quella linea gialla, per andare a toccare con mano i famosi sassi della stazione. Con mano – che dico? con la colonna vertebrale e ossa sacre piatte corte e lunghe. Di stamparmi così in un solo momento sui binari ferroviari e nel cuore degli italiani. La soluzione dell’avvenire. E poiché sono una personcina piuttosto fantasiosa, ho preso a immaginarmi pure altri scenari. Perché accontentarsi del treno? Ci sono anche le rotaie del tram di Padova, ad esempio…</p>
<p>Taci, cretina! Vuoi che ti rubino le idee? Se tutti si suicidano è come se non si suicidasse nessuno. Cornuti e mazziati, è il caso di dirlo. E allora, toccherà usare un linguaggio criptico – cioè di cripta… – sperando che nessuno mi capisca. Scriverò un carme in parecchi endecasillabi sciolti (dai legami terreni), o al massimo con qualche rima non incatenata, proprio impiccata, qua e là… ricco di tagli narrativi ancora aperti… e di ossimori, sì, tanti ossicimori pallidi… “Dei sepolcri imbiancati” – questo il titolo. E la tematica ve la anticipo già: sarà tutta una lunga premeditazione di suicidio all’ombra confortevole dei cipressi con bambinelle stecchite che erano uscite di casa per raccogliere garofani e poi, chissà perché, non sono più tornate dalla mamma… Cappuccetti smunti, o cappuccetti rosso sangue, o Incappucciate rosse. La nonna, neanche a parlarne, sarà morta e sepolta. Il cacciatore avrà ben pensato di farla finita con una fucilata alla tempia. E, infine, neanche il lupo si sentirà troppo bene. E ovviamente, tutti li piangeranno.</p>
<p>Soprattutto la BabaYagaGambaD’oro. Per non parlare dell’Uomo Nero che sarà tutto scuro in volto. Sì. Sento proprio che questo mio nuovo parto (cesareo) potrà avere fortuna. Assieme a un suicidio ben fatto, ça va sans dire. Basterà solo che mi tenga la cartacea creatura in mano mentre mi tagliuzzo le vene… ‘Azzo, però. In questo modo potrebbe sempre sporcarsi! Guai. Si rischia che i futuri critici inseriscano qualche bestialità. Crux desperationis vada, ma interpolazioni non sia mai. Allora, meglio così: m’impicco all’albero fuori del mio terrazzo, che sta giusto adesso mettendo le foglioline, e in qualche modo (chiederò agli esperti di bondage) mi lego anche il manoscritto addosso in maniera che tutti, volenti o nolenti, lo leggano. Eh eh. Entrerà nelle antologie “Dei sepolcri imbiancati”, me lo sento, e anche se recalcitrate, i vostri figliuoli lo dovranno imparare a memoria. Che sublime vendetta.</p>
<p>Resterò senza fiato dall’emozione, ma va bene lo stesso. Sputerò sangue, ma che importa? Assieme a me, crepi l’avarizia! Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio Ninetta bella dritto all’Inferno avrei preferito andarci in inverno. Poche storie. È ancora aprile e non è neanche troppo caldo. Ma aprile è il più crudele dei mesi, mi dici. Dunque cosa aspettiamo? Ecco: giugno la falce in pugno – perfetto! Finisce la scuola e finisci anche tu. Non c’è da sentirsi neppure spaesati. Hai compagnia. Come? A giugno volevi farti un’ultima vacanza? Allora luglio col bene che ti voglio. Puoi sempre prendere due piccioni con una fava e annegarti in mare l’ultimo giorno di villeggiatura. Ma così chissà se mi trovano, e soprattutto chissà se leggono “Dei sepolcri imbiancati”. No, in effetti non va bene. Agosto allora? Agosto arrosto: rispolveri il piumino invernale, metti uno sopra l’altro i maglioni di cachemire, la canottierina della salute, i pantacollant in microfibra, la maxisciarpa attorno al collo e, se lo trovi, perché no, il colbacco che tuo papà ha portato dalla Russia.</p>
<p>Ti metti comoda comoda nel letto e rimbocchi le coperte. Poi, con le ultime forze che ti rimangono, fai il conto alla rovescia coi cardigan: 6 fili di lana, 5 fili, 4 fili, 3 fili, 2 fili, 1 fili… e fili anche tu tra le ombre dopo esserti lamentata del troppo sole estivo. Che te ne pare? C’hai pure la pressione bassa e non dovresti nemmeno aspettare granché. Però è pure vero che ad agosto le città sono vuote ed è probabile che nessuno degni di attenzione la tua opera. Si rischia di schiattare senza utili. Mmh. E allora, che devo dirti?, aspettiamo la nebbia a gl’irti colli che piovigginando salga e appena lo spiedo comincia a girare scoppiettando ci fiondiamo sopra senza indugio – e prepariamoci a tra le rossastre nubi nel vespero migrar. Grazie. Ma per allora saranno passati a miglior vita talmente tanti altri che chi vuoi che ci badi? Come siamo sfigati. Come siamo incompresi. La vita si sconta vivendo. E non si arricchisce neppure morendo. Per noi persone strane forse l’ultima frontiera sarà quella dei nosferatu (non-morti). Ma a parte il nostro caso (più unico che raro), la morte è una delle poche certezze dell’esistenza. Ovvero: appena finisci tu inizia la bella vita. Appena ti predisponi al silenzio eterno, inizia la cagnara. Appena aspetti di entrare tra le ombre si accendono le luci della ribalta. Fatal quiete hai voglia. Cenere muto puoi credere.</p>
<p>Evidentemente aveva ragione Epicuro: quando tu ci sei lei non c’è. E quando lei c’è tu non ci sei. La grazia del saeculum. Per essere amato non devi mica essere un sex simbol. Devi semplicemente schiattare. Pensate al nostro Vianello e al tormento che gli stanno riservando in questi ultimi giorni. Ci stanno letteralmente marciando sopra. Entri in libreria e la prima cosa che trovi è un volume che ne rinnovi la memoria. Allora i casi sono due. Può essere che un giornalista ispiratissimo lo abbia scritto in una notte sola, che un editore sotto effetto di stupefacenti abbia contattato a mezzanotte distributori e tipografi (si sa, mezzanotte è l’ora degli spiriti e spesso si espande a dismisura…), che i folletti di tutta la famiglia Grimm si siano colonizzati la tipografia e in un’ora ne abbiano impresse tremila copie più la prima ristampa, e, per finire, che Speedy Gonzales redivivo abbia sistemato personalmente in tutte le librerie più fornite d’Italia il diabolico testo. Fosse stato dicembre avrei pensato anche a Babbo Natale. Oppure, più che il topolino messicano, rimanendo in tema bestiale, forse è il caso di chiamare in causa qualche avvoltoio. Sì. Qualcuno che ha annusato la fine imminente del personaggio e le memorie ce le aveva pronte nel cassetto, come le lenti a contatto, assieme alle lacrime. Qualcuno che faccia collezione di necrologi invece che di Swatch. Qualcuno che più che di epistassi soffra di epitaffi. Ma torniamo a tomba, noi. Ero alla stazione, dicevo, quando ha suonato a tradimento il telefono. Che nel mio caso ha una suoneria di grilli lirici. A parte avvicinarmi al mio obiettivo finale senza spargimento di sangue – un bell’infarto, insomma, che non metterebbe neanche in conto alle casse dello stato le spese per la pulizia e i disagi e i ritardi – mi sono improvvisamente sentita parte di una poesia.</p>
<p>Mi sono venute in mente le cavallette pascoliane. Quelle che squassavano finissimi sistri d’argento/ (tintinni a invisibili porte/ che forse non s’aprono più?&#8230;);/ e c’era quel pianto di morte…/ “Sei tu?&#8230; No che non disturbi, dimmi pure”. Eh, già. Lo devo ammettere. Lo devo ammettere di essere una persona prosaica e superficiale e distratta – perché alla fine della telefonata mi ero scordata il mio piano di lavoro geniale, che mi avrebbe assicurato gloria (immortale, almeno quella…), un buon posto da perito, aperto un sacco di porte professionali (dopo quelle infernali, c’è da dire) e sul treno ci sono stupidamente salita, invece di accomodarmi sotto. Ho sempre detto che non ho mentalità imprenditoriale. Vabbè. Sarà per un’altra volta.</p>
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		<title>Proposte Galanti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 15:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È Pasqua – e in fondo, sulla falsariga del figlio di Dio, è tempo un po’ per tutti di risorgere ed ergersi. È Primavera – e si sa, ai primi tepori d’aprile la gente diviene per magia più predisposta al dialogo (amoroso) e agli scambi interculturali (e di coppia). E come se tutto questo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>È Pasqua – e in fondo, sulla falsariga del figlio di Dio, è tempo un po’ per tutti di risorgere ed ergersi. È Primavera – e si sa, ai primi tepori d’aprile la gente diviene per magia più predisposta al dialogo (amoroso) e agli scambi interculturali (e di coppia). E come se tutto questo non bastasse, c’è pure quella goccia di pioggia sufficiente a ispirare strani processi analogici e catagogici nei più predisposti da mamma Natura. Eh sì, perché sennò non mi spiego come certe cose possano venire in mente. In mentula, anzi. Ecco, l’ho fatto di nuovo. Ho parlato in latino. Lo so che non dovevo. Lo so che non si può. Mea culpa mea culpa mea maxima culpa. Oddio, ancora! E va bene, lo ammetto. Sono scossa.<span id="more-122"></span></p>
<p>È successo qualcosa che mi ha lasciata senza parole – almeno italiane. Ma non solo me, sapete. La stranezza è che sto assistendo al verificarsi di svariati e straordinari fenomeni fisici. Ad esempio, avevo preso in mano una matita per scrivere, ma la mina HB ha preferito stare chiusa in sé stessa e malgrado numerosi tentativi non ne ha voluto sapere di scendere. Mi sono avvicinata al computer e ho subito provato la netta sensazione che si fosse rimpicciolito. L’acqua nella bottiglia da mezzo litro, giuro, s’è asciugata. Il fiorellino schiusosi stamane ha evidentemente cambiato idea perché due secondi fa c’era solo un bocciolo. La chiocciola sul davanzale neanche a parlarne – non contenta di essersi ritirata nel proprio guscio, ha fatto sparire anche quello, tanto che se guardate adesso c’è rimasto giusto un puntino nero. Quindi, sono filata in cucina a farmi un caffè per la direttissima, dato il preoccupante stato in cui mi trovavo.</p>
<p>Volete sapere com’è venuto fuori? Ristretto, ovviamente. E poi, da elencare ci sarebbero tutti quei sintomi che avverto in prima persona. La pelle mi si secca. I pori, tutt’altro che dilatati, è un miracolo se non si sono già definitivamente occlusi. Così, ho tentato di psicanalizzare me e le cose circostanti. La conclusione è semplice: certe proposte restringono. Punto.  Predispongono all’introspezione, al raccoglimento e alla solitudine più monacale – voi non sapete quanto. Di conseguenza, per una sorta di emulazione, anche parole e sinonimi mi perdono spessore. Si rivolgono esclusivamente al proprio particulare e degli altri chissenefrega. Io cerco tanto di esprimere il fatto. Ma che ci posso fare? La questione è scabrosa… la persona in questione anche… la proposta della persona in questione non ne parliamo… Capitemi: è comprensibile pensare di rifugiarsi nel latino, apporta una certa serenità morale ispira protezione e speriamo che qualche declinazione metta per bene a posto le cose. Rosarosaerosaerosamrosarosa. Rosaerosarumrosisrosasrosaerosis.<br />
…<br />
Allora? È passata?&#8230; È ancora lì?&#8230; Sì? Dio, Gesummaria, è ancora lì, la minaccia alla mia rosarosae, quella spada di Damocle – e mai paragone fu più calzante, credetemi! –, quel cannone puntato contro la mia tranquillità di fanciulla, quel… non posso neanche dire barbablù siccome di barba il tizio è piuttosto povero. Ah! Mi arrendo. Visto che pure il latino traditore mi ha abbandonata, lungi dal sortire il suo sperato effetto, mi arrendo e vi rendo le dovute spiegazioni. Prendo il toro per le corna. Ma sarò breve – non uso gareggiare in lunghezza con nessuno, io, a differenza di qualcun altro, e viste le ristrettezze linguistiche in cui verso oggi non mi sarebbe proprio possibile. Perché il solo pensarci mi rende semplicemente telegrafica…</p>
<p>Oggi addì 4 aprile 2010 stop ricevuto proposta ufficiale sverginamento da tal Omar Galanti (cognomen non omen n.d.a.) stop pornoattore vercellese nemmeno troppo avvenente stop evviva eufemismo stop previo contatto con talaltro G. M. ingegnere in vita content management in morte in sorte pardon stop misure angoscianti venticinque lunghezza venti circonferenza si grida ai quattro venti stop motivazione Silvia Valerio cessare sparare cazzate stop sic sic stop sottoscritta capire poco ragione sorgere pornoattore stop Silvia Valerio piuttosto ordini minori stop sottoscritta sperare tanto cessare dire cazzate pornoattori e simili stop.</p>
<p>Stop. Stop, e ancora stop. Perché repetita iuvant, no?</p>
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		<title>Rispostaccia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 14:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie. Devo ringraziare davvero tante persone, di cuore. Sono pochi giorni che è uscito il libro «C’era una volta un presidente» e già mi hanno dato modo di avere la mia sana dose di sorriso da stregatto, senza la quale non riesco a vivere bene. Senza la quale non so come avrei potuto fare, sarei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Grazie. Devo ringraziare davvero tante persone, di cuore. Sono pochi giorni che è uscito il libro «C’era una volta un presidente» e già mi hanno dato modo di avere la mia sana dose di sorriso da stregatto, senza la quale non riesco a vivere bene. Senza la quale non so come avrei potuto fare, sarei probabilmente caduta in depressione e mi sarei fratturata qualche sinapsi. O come minimo avrei riportato una lussazione all’emisfero sinistro del cervello. E invece no! Senza neanche bisogno che io invocassi aiuto, si sono prodigati, e tutt’ora si sprecano per la mia salute, per farmi trovare me stessa, per suggerirmi chi sono. Vi pare poco? Provate a dare un’occhiata alla parcella media dello psicologo tipo. Insomma, queste persone io ho proprio il bisogno fisiologico di ringraziarle. Uno specialista non avrebbe potuto fare di meglio. Ad esempio, non mi ero ancora accorta di essere una «baldracca». Ohibò. <span id="more-119"></span>Ho tanto cercato me stessa, da brava scrittrice, ma non mi ero mai trovata così. Poi, siccome convivono varie nature, in me (siamo tutti un po’ dottor Jekyll e mister Hyde), adesso mi viene l’impulso di pigliare il dizionario etimologico e guardare l’origine di questa mia nuova componente. Strano, per una b., ma vero. Vediamo… Allora: badessa badminton baffo bagagliaio baggianata bagnacauda bagnomaria baiocco balcone baldracca.</p>
<p>Eccoci arrivati. Ma no! Lo sapevate che viene dal nome di un’osteria fiorentina medv (e mettiamoci tutti a sciacquare un po’ i panni in Arno, al mio via, ma senza la liscivia), ispirata alla città di Baldacco (Bagdad) incr. con baracca? Ma guarda tu. Ci hanno visto giusto i miei analisti: così restiamo pure in clima da Mille e una notte. Mi sento proprio baldracca. Poi, ho scoperto di essere un po’ anche «scimmia psicotica e spastica». Ora. Vorrei capire cos’hanno lor signori contro scimpanzé e bertucce. Non sanno che secondo la vulgata tutti quanti, non solo la qui presente baldracca, deriviamo da qualche superspecie di primate? Io posso avere delle piccole riserve, ma credevo che per loro la questione fosse ormai chiusa… Vedrete: fra un po’, il nuovo insulto sarà «Bisnonno!», e per ribattere alla rivale antipatica le si darà della prozia. Insomma, sarebbe il caso che questi spregiatori degli antenati ritornassero nei ranghi – anzi: negli oranghi tanghi.</p>
<p>E adesso, chiamate a raccolta bimbi e fanciullini, perché in questi giorni ho scoperto una cosa che può far fare la pipì addosso dall’emozione. Ho scoperto, cioè, che il mondo è veramente popolato da persone straordinarie. Superman, Zorro, l’Uomo ragno, Supermario e Camillino il robot di Paperone esistono. Davvero. Noi non pensavamo fosse possibile ma esistono. In carne e ossa. In karma e supermossa, parlando il cartoonese. Si realizza, insomma, il sogno più grande di piccini e piccioni. Noo! E noi che pensavamo fossero solo delle storielle, che esistessero exclusivamente sulla carta… Ma dai! Ebbene sì, cari miei. Volete sapere come ho fatto a scoprirlo? Semplice: previa loro esplicita dichiarazione. Hanno utilizzato, i miti redivivi, una semplice proporzione, di quelle del tipo ‘A sta ad A come B sta a B’. “Se Silvia Valerio è vergine io sono l’uomo invisibile”. Una ripresa del sillogismo aristotelico, forse? E andiamo! I sillogismi sono il mio forte. Bisognerà proporre una rubrichetta sulla Settimana Enigmistica. Sviluppiamolo subito.<br />
1) Se Silvia è vergine, i supereroi tornano sulla terra<br />
2) Silvia è vergine<br />
3) I supereroi sono tornati sulla terra C.v.d.</p>
<p>Poi, in questi giorni, sono sprofondata nel dubbio. Sto pensando – ma non troppo convinta in realtà – di aver sbagliato facoltà universitaria. No, ma sapete perché? Io sono del parere che un uomo abbia poche certezze nella vita, e tra le mie ci stava quella di non scegliere mai e poi mai una facoltà scientifica. Di liberarmi il prima possibile dei numeri. Dividermi per sempre dalle divisioni e moltiplicare all’infinito i chilometri che mi distanziano da una moltiplicazione. Riportare le radici e soprattutto i radicandi (lo dice pure il nome: da radicare) alla loro sede naturale, ovvero metri e metri sotto terra al calduccio. E, giusto per par condicio, elevare alto alto le potenze, piazzarle sopra l’Himalaya perché si rinfreschino le ideuzze, si potenzino pure a iosa e ci lascino sguazzare nella nostra meravigliosa ignoranza. Là dove volano le aquile. Noi cinciallegre stiamo felicissime e contentissime in un ambiente pianeggiante e mediterraneo con un bel romanzo di Jovine in una mano. E la calcolatrice nell’altra, se proprio risulta improvvisamente necessario sapere quanti giorni ci separano dalla fine. Ecco, in queste ultime ore il mio idillio si è frantumato come solo una disequazione fratta sa fare. Perché tanti amici (?) di penna mi danno dell’esperta di marketing. Della navigata in furbate economiche. Della calcolatrice. Quella che aveva già programmato tutto. Era già tutto previsto… Fino al punto che sapevo… (Viva Cocciante.) Sì, per farla breve, ho letto tra le righe un esplicito consiglio a darmi a studi tipo ingegneria economia o strategie di marketing. Io che, sempre vivano i rimedi della nonna, conto ancora con le dita. Vanitosa e autocompiaciuta come hanno subito capito che sono, dunque, ci sto facendo davvero un pensiero. Si può fare. Forse. Mi dovranno prestare solo un sacco delle loro dita, piedi, mani, di coltellini svizzeri per concretizzare fisicamente le divisioni (tranquilli: segherò di netto e senza tante storie. Voglio arrivare subito al risultato, io), di persone quadrate da esaminare in ogni loro angolo, di ottusi (e qui non ci sarebbero problemi perché sono in esubero sul mercato) e, ovvio, un’impresa di pulizia per sistemare in sistemi le equazioni di primo secondo e ics grado. Sì, si può fare. Forse riuscirei addirittura a laurearmi prima di fine secolo. Sarebbe giusto un po’ dispendioso. Un sincero colpo di grazia alla Signora (esse molto maiuscola perché lei è un calibro grosso…) Maglie, che mi dedica un bel popo’ della sua attenzione giornalistica; fa un’analisi da mandare in crisi lo stesso Freud; mi porta a conoscere specie umane che credevo e speravo inesistenti, come le fantomatiche Serial Killer Groupies, a cui dovrei pure appartenere. Fidiamoci senza fiatare e senza indagare – se lo dice Lei.</p>
<p>Però mi scappa una domanda alla Professoressa. Riguarda una cosa che mi piacerebbe sul serio imparare. Se mi concede un minuto della Sua pazienza. Come si riesce a scrivere un’analisi del testo e dell’autore così ben fatta, senza nemmeno aver letto il testo? Insomma, davvero, voglio ringraziarvi tutti, i belli i brutti, i grandi i piccini, i geni e i cretini perché mi avete aperto un mondo su aspetti della mia personalità che ancora non cred(ev)o di possedere. Mi scende una lacrimuccia di riconoscenza, perfino. Aspettate: la raccolgo e la conservo che magari posso sempre rivenderla – io che adoro fare merce di me stessa, è il mio hobby preferito, figuriamoci se non metto all’asta anche questo. Grazie di avermi paragonata a svariati nostri amici animali, che già il vecchio Plinio descriveva con dovizia di particolari e fini caratteri psicologici (la clementia del leone, la fides dei cani, la gratitudine della pantera e via discorrendo). Come diceva Mark Twain: più conosco gli uomini più amo il mio cane (quotidiano). Ma davvero. Mica per scherzo. Mutatis mutandis: più mi disconoscono, più io mi amo. Più mi descrivono, più io vengo presa da un’irrefrenabile voglia di scrivere. Più (stra)parlano di me, più io mi sento cullata come da una ninnananna. Più mi augurano male, più mi sento bene. Mi guardo allo specchio e vedo proprio un musetto di salute. È strano. Devo essere un po’ masochista, oltre che baldracca. Però pur sempre d’altoborgo (sic) – come ha scritto un mio penfriend, dimostrando una netta discriminazione nei confronti dei borghi bassi e collinari. Insomma: di nuovo tante cose. Grazie malagrazie e disgrazie un po’ a tutti quanti.</p>
<p><a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/30-marzo-2010/pioggia-critiche-scrittrice-vergine-grazie-tutti-detrattori-mi-caricano-1602748380465.shtml">Lettera di Silvia Valerio (autrice del libro «C&#8217;era una volta un presidente») al Corriere Veneto</a></p>
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		<title>È stata la mano di Diaz</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 19:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come sono contenta come sono felice. Da oggi niente più Padre Pio in giro. Ho una certa prepotente avversione per il tale, sempre a provocarti mezzi infarti emergendo a tradimento con quegli occhioni cerchiati dai taccuini di mezzo mondo; sempre a spuntare quando meno te l’aspetti al posto di un segnalibro cristiano (e passatemi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Come sono contenta come sono felice. Da oggi niente più Padre Pio in giro. Ho una certa prepotente avversione per il tale, sempre a provocarti mezzi infarti emergendo a tradimento con quegli occhioni cerchiati dai taccuini di mezzo mondo; sempre a spuntare quando meno te l’aspetti al posto di un segnalibro cristiano (e passatemi il termine); sempre a ciondolare tra un ambipur e l’altro negli abitacoli delle auto e se io fossi della Motorizzazione Civile revocherei la patente vita natural durante a quelli che vanno in giro con pupazzetti ciondolini rosari e diffusori d’essenze in mucchio, perché voglio proprio vedere come uno può mantenere l’attenzione sulla carreggiata con quelle boccettine sospese sopra la testa come una spada di Damocle. <span id="more-114"></span>È un’antipatia senza fondamento, la mia, beninteso, non c’è niente di razionale, anche perché io di siffatte questioni non me ne intendo. Ma insomma, gioiamo: da oggi il suo faccione lo vedremo finalmente sostituito. Sì, perché il santo più popolare diventerà Bartolomeo Diaz. Chi?? L’esploratore? Quello che alle elementari si confondeva puntualmente con Vasco da Gama, Amerigo Vespucci, Giovanni Caboto e meno male che c’era anche quel simpaticone di Antonio Pigafetta che con quel nome non si confondeva mai? Sì, proprio lui. È diventato santo. Ma guarda! Come passa il tempo! E come è successo di preciso? Bisogna riconoscere che uno spirito acuto con sufficiente sensibilità teologica se ne sarebbe accorto subito, solo considerando il suo operato in vita.</p>
<p>Come lo chiamate voi uno che trasforma un capo delle Tempeste in capo della Buona Speranza (perché il re Giovanni II fu ispirato da lui, sicuro). Uno che parte alla ventura sulla sua barchetta legnosa e viene sballottato dalle varie tempeste fino all’estremità sud del continente africano, guarda caso. Uno che crepa non si sa bene come, non si sa bene dove, non si sa bene quando. Un perfetto cristiano. Insomma, Bartolomeo santo subito. Poi, la cosa è evidente. Non vi siete mai accorti che quando passa lui non cresce più malerba &#8211; ma solo, rigorosamente a due a due, ciuffi di insalatina novella? Che, sotto il benefico influsso del suo sguardo, le cose si moltiplicano in modo strano e meraviglioso? Mettiamo il caso che voi abbiate due palle. Dopo di lui, vi ritroverete quattro calle di più nell’orto e… qualcosina di meno da un’altra parte. Siete alle prese con due stronzi?</p>
<p>Passa Bartolomeo, con la pipa in bocca guai a chi la tocca (anzi, ora che ci penso, toccala pure tanto farà di sicuro qualche miracolo), e là! In salotto quattro bonzi sono disposti a disquisire filosoficamente con voi di Karma tè verde e principi buddhisti. Attento! Stai per calpestare un pezzo di… merla! Una bella merla marrone! Ma che grazioso uccellino. Ma come cinguetta soave! Chissà se ci sono anche i pulcini. Come mi piacerebbe metterci una mano sopra… Dev’essere di sicuro merito di Diaz. E poi non vi dico (tanto è facile immaginare) da dove è sorta tutta la roba che mi ritrovo in camera: mazzi sprazzi lazzi pistoni limoni galli cedroni e collane collane collane. Sì, soltanto a scriverne, garantisco che ora mi sento effettivamente più serena e ben disposta di prima, di gran lunga più propensa all’accomodamento, alla diplomazia, al pressapochismo; comincio giusto ad avere qualche problema di spazio, ma va bene lo stesso. E così è deciso.</p>
<p>Per la festa del giorno 22 febbraio scalzeremo dalla sua cattedra S. Pietro apostolo che ha un po’ stufato, e ci insedieremo Bartolomeo Diaz martire, protettore dei doppiatori, delle doppiette, dei doppioni e per finire, in genere e senza particolare distinzione, di ogni doppiezza. Per le questioni della sua sfera d’influenza bisognava essersene accorti già dopo che si specializzò nel doppiare il celebre capo, ma la conferma teologica è giunta in questi ultimi giorni dal mondo calcistico. Già. Perché se l’inesorabile norma antibestemmia nata da poco ma già cattiva come tutti i bambini ha colpito e affondato ben quattro giocatori (tre più un allenatore, per la precisione), rei di aver infangato il nome del buondio invano, il clivense Michele Marcolini si è salvato il c…apodibuonasperanza grazie al santo portoghese. Come? Mentre gli altri quattro dell’ave maria hanno bestemmiato come Dio comanda &#8211; e scusate l’ironia &#8211; Marcolini se l’è presa con l’esploratore, uscendosene in “un’espressione gergale in uso nel Triveneto e in Lombardia, con becero riferimento a Diaz”.</p>
<p>E non si sa perché e non si sa perché. Anzi: lo si sa benissimo. Evidentemente San Bartolomeo ha fatto un miracolo dei suoi. È volato silenziosamente sul campo, col suo cocchio, anzi due, che cavalca stranamente con un piede in una staffa e l’altro in un’altra, si è portato vicino al protetto gialloblu e prima che partisse lo strale diretto al padre del ciel, S. Diaz si è frapposto, e come lui solo sa fare ha ammorbidito il tutto, ha confuso le parole, ha suggerito moderazione, ha permesso il salvataggio della capra e (lo sfogo) dei cavoli, e se lui alla fin fine ci ha rimesso, poco male. Pensate, Diaz, santo davvero due volte buono, non solo non ha fatto caso all’insulto (anzi, lui stesso l’ha ispirato. Una sorta di penitenza?), ma addirittura ha evitato al fedele il raddoppio della pena (osservare la simbologia del due che ritorna ossessivamente), cosicché adesso Michele può godere di un solo turno di stop.</p>
<p>Ecco perché santo ed ecco perché martire. Ora però, così ben disposti come siamo per l’intercessione di S. Bartolomeo dal Portogallo, anche noi vogliamo chiedergli una cosa. In qualità di zia e a nome di tutta la categoria cui appartengo, domando la grazia formale per i fratelli delle sorelle e i fratelli dei fratelli, inconcepibilmente oggetto di una serie di sproloqui offensivi, alcuni pure di dubbia interpretazione (”zio billy”). In quanto donna, reclamo la difesa della cosiddetta “madosca”, non meglio conosciuta ma sicuramente di sesso femminile, forse cugina dell’altra, la “maronna”. In quanto sensibile alle tematiche ambientali, mi viene uno sfogo di pianto irrefrenabile ogni volta che sento gente con faccia truce esclamare “porco mondo”. E che dire delle povere “ostreghe”, ostriche veneziane, che sobbalzano nella sabbia e ormai hanno le palpitazioni tutte le volte che vengono nominate? Insomma, santo Diaz, pensaci tu.</p>
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