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	<title>Silvia Valerio - Sito Ufficiale &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Silvia Valerio</description>
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		<title>Vuole ruggire ancora il Leone di San Marco</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 14:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Articolo pubblicato sul mensile CulturaIdentità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2021/03/Schermata-2021-03-06-alle-15.06.14.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1131" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2021/03/Schermata-2021-03-06-alle-15.06.14-300x192.png" alt="Schermata 2021-03-06 alle 15.06.14" width="300" height="192" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo pubblicato sul mensile CulturaIdentità.</p>
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		<title>Andrea Mantegna, pittore del dolore</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 15:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[1944]]></category>
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		<description><![CDATA[Una folla radunata intorno alle colonne eleganti di una città antica. Un grande uomo che aspetta di morire. La bellezza dell’architettura a fare da sfondo, sottolineando per paradosso lo scempio, prima e dopo che si consumi. Quanti anni bisogna aver vissuto per riuscire a rappresentare la tragedia del male? Quanti, per rappresentare Dio? Ad Andrea [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/06/b13190d32f76664141957295b1b86966.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1094" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/06/b13190d32f76664141957295b1b86966-177x300.jpg" alt="b13190d32f76664141957295b1b86966" width="177" height="300" /></a> Una folla radunata intorno alle colonne eleganti di una città antica. Un grande uomo che aspetta di morire. La bellezza dell’architettura a fare da sfondo, sottolineando per paradosso lo scempio, prima e dopo che si consumi.<br />
Quanti anni bisogna aver vissuto per riuscire a rappresentare la tragedia del male? Quanti, per rappresentare Dio?<br />
Ad <strong>Andrea Mantegna</strong> non ne sono serviti molti. Era giovanissimo quando ha dipinto gli affreschi che rappresentano il martirio e il trasporto di <strong>San Cristoforo</strong> per la<strong> Cappella Ovetari</strong>, nella<strong> Chiesa degli Eremitani</strong> di <strong>Padova</strong>. Aveva fatto da poco il suo ingresso come apprendista nella bottega dello Squarcione quando gli fu commissionato il lavoro, eppure i volti delle persone raccolte per uccidere il santo rivelano già la consapevolezza di un artista maturo.<br />
Gli sguardi che si concentrano con troppa puntualità sul corpo del gigante convertito al cristianesimo, trascinato a terra per un piede. I toraci e le braccia della gente, che spingono per non perdersi nulla. Il corpo enorme, sopraffatto, di chi già una volta aveva portato ‘il peso del mondo sulle sue spalle’.<span id="more-1093"></span></p>
<p>E <strong>Dio che si rivela sotto forma di freccia</strong>, deviata dal suo percorso naturale per conficcarsi con precisione soprannaturale nell’occhio del tiranno che aveva ordinato l’esecuzione. A chi sarebbe venuto in mente di rappresentare Dio come una freccia, candida, che taglia il nero del palazzo regale? Potrebbe essere un quadro anche solo questo piccolo movimento colto nella finestra più alta, potentissimo nel suo orrore, con il suo gioco spettrale di vuoti che si rispecchiano – vuoti delle bocche che si spalancano, delle cavità di occhi senza sguardo anche quando non sono feriti, delle ombre che avvolgono fronti e nuche.<br />
Più grande è l’orrore, più dolce è conoscere la fine della leggenda, secondo cui è il sangue del santo decapitato a guarire il tiranno.<br />
Di Andrea Mantegna, come per la maggior parte dei pittori più antichi, si conoscono pochi dettagli biografici. Ma se è vero che l’artista, attraverso la sua arte, dipinge sempre anche se stesso, è probabile che dentro il genio veneto, <strong>cresciuto a Padova e legato molto a Venezia</strong>, ci sia stata una conversazione costante con il dolore. La mano è precisa: delinea prospettive esatte e rivoluzionarie, corpi perfetti come statue, luci classiche, colori che, col passare degli anni, si fanno sempre più identificativi. Ma poi c’è qualcosa che non c’entra nulla con la lezione dei maestri, ed è un tocco che si ritrova nei volti, nei luoghi dove si conficcano le armi, nelle ombre che si insinuano e coprono la pelle: <strong>il tocco della pietà</strong>.</p>
<p>Sembra che la mano di Mantegna, in ogni sua opera, si porti dietro una <strong>scabra consapevolezza del male</strong>. Perfino gli occhi degli angeli: non sono luminosi come quelli di Botticelli o sensuali come quelli di Caravaggio, ma polverosi, inquinati dai presentimenti. Quasi avesse previsto che la sua stessa arte, un giorno, sarebbe stata distrutta dalla cecità dell’uomo, e che <strong>gli aerei americani nel 1944</strong> avrebbero polverizzato le aureole presenti nella Cappella Ovetari. Mantegna disegnò i suoi angeli con le ali già pronte a farsi ferire.</p>
<p>Silvia Valerio</p>
<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/06/20200629_174135-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1095" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/06/20200629_174135-1-300x198.jpg" alt="20200629_174135 (1)" width="300" height="198" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Arte, vita e amori del &#8216;Principe Modì&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 15:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Puoi leggere l&#8217;articolo anche qui. &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/10/20191021_174343-e1571672969837.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-1061" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/10/20191021_174343-e1571672969837-768x1024.jpg" alt="20191021_174343" width="645" height="860" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2019/10/19/modigliani-libro-angelo-longoni/">Puoi leggere l&#8217;articolo anche qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I fogolars, forza e solidarietà della gente friulana &#8211; pubblicato su CulturaIdentità</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 15:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/10/20191021_171938.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-1058" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/10/20191021_171938-1024x768.jpg" alt="20191021_171938" width="645" height="484" /></a></p>
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		<title>Si chiama Greta, è molto influente e NON viene dalla Svezia &#8211; l&#8217;intervista a Greta Menchi per IlGiornaleOFF</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 06:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando era adolescente, nella sua casa di Roma, si raccontava in video che poi pubblicava su Facebook o su Youtube, con ironia e purezza leggera. Per i video lavorava tutta la notte e il giorno prima sistemava le luci. Facendo da sé anche per il montaggio. “Sono arrivata a odiare la mia voce per quante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/10/image00002.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-1051" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/10/image00002-1024x683.jpg" alt="image00002" width="645" height="430" /></a><br />
Quando era adolescente, nella sua casa di Roma, si raccontava in video che poi pubblicava su Facebook o su Youtube, con <strong>ironia e purezza</strong> leggera.<br />
Per i video lavorava tutta la notte e il giorno prima sistemava le luci. Facendo da sé anche per il montaggio. “Sono arrivata a odiare la mia voce per quante volte l’ho risentita nei minimi dettagli, per ore e ore”. È così che <strong>Greta Menchi</strong> è diventata campionessa di visualizzazioni e, in breve, <strong>una delle youtuber più famose d’Italia</strong>. Ora conta <strong>quasi due milioni di follower su Instagram</strong>, ha scritto un libro, ha recitato al cinema, ha prestato la sua voce come doppiatrice e ha fatto parte della giuria di qualità di Sanremo. E quest’estate sono usciti i suoi primi due singoli, <strong><em>Fuori di me</em></strong> e <strong><em>Tinta</em></strong> (<strong>Sony Music</strong>).</p>
<p><strong> </strong><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Video, foto, recitazione, racconti e ora questi nuovissimi progetti musicali. Il mondo del web consente l’espressione di diversi talenti. Quali altre forme di espressione artistica ti piacerebbe sondare nei prossimi tempi?</strong></li>
</ul>
<p>Ho iniziato il mio percorso su Youtube proprio pubblicando delle cover musicali, poi questa cosa è sfociata nel volermi raccontare in tutti gli aspetti della quotidianità. Ho sempre trovato nella musica la mia forma d’espressione e la musica ha accompagnato il raccontarmi sui social: la inserivo nei video, mi esprimevo attraverso le playlist che mi ispiravano. Crescendo ho trovato il mio genere. Ora è tutto in fase di sviluppo e ci saranno diverse sorprese, perché i due singoli usciti sono solo una piccola introduzione del passaggio dal mondo della Greta di Youtube a quello che io sono oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Cosa ti ha portato a intraprendere questo nuovo percorso artistico?<br />
</strong></li>
</ul>
<p>Quando ero piccola ero nel coro della scuola e in quello della chiesa del quartiere. E ogni volta che mi sentivo giù di morale, ascoltavo canzoni che mi facevano subito stare meglio, conosciute grazie a mamma e papà. Mia mamma amava una grande varietà di musica, dal rock anni ‘70/’80 a Battisti. Papà soprattutto i Queen, che per me sono stati decisivi. Ogni volta che salivo in macchina volevo sentire <em>Under pressure</em>. Nel mio videoclip ho voluto inserire un piccolo omaggio a delle figure che per me hanno fatto la storia della musica e sono state degli esempi anche per il loro modo di affrontare la vita e di rappresentare la loro libertà.</p>
<p>Da piccola avevo iniziato a prendere lezioni di piano, ma purtroppo non ce lo potevamo permettere, quindi non ho continuato. Ho frequentato una scuola di musica dove ero nel coro e lavoravo anche da solista, e anche questa era una grande spesa per la mia famiglia.<br />
Il web, permettendomi di raccontarmi, mi ha aiutata a realizzare i miei sogni e a potermi finanziare, dandomi tante possibilità per disegnare il mio futuro. Il web è e sempre sarà la mia casa.<span id="more-1050"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Chi ti piace ascoltare, tra i colleghi contemporanei e i musicisti di ogni tempo? </strong></li>
</ul>
<p>Ascolto molti artisti emergenti stranieri. Kanye West è una fonte di ispirazione che ho imparato ad apprezzare negli anni, per il modo che ha di mescolare più generi e idee che possono essere visti come contraddittori ma, bilanciati nel modo giusto, regalano emozioni molto interessanti. Poi c’è Billie Eilish, ora una star internazionale, che ho conosciuto quando, qualche anno fa, un mio amico di Los Angeles mi raccontò che stava scrivendo un pezzo insieme a una ragazza che produceva delle canzoni bellissime con il fratello (quel pezzo sarebbe diventato <em>Bellyache</em>). E sicuramente David Bowie.<br />
Al giorno d’oggi credo che sia sempre più difficile rimanere delle icone, perché il mondo ci dà accesso davvero a tantissimo ed è sempre più difficile sorprendere. Si cerca spesso di esagerare, ma non sempre l’esagerazione è efficace per smuovere le anime delle persone. Bisogna imparare a osservare con occhi nuovi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Rispetto a questi nuovi progetti musicali, qual è la fase dell&#8217;attività che più ti rende felice (la scrittura della canzone, le prove, i momenti in cui realizzi i videoclip, il lavoro in team, le esibizioni&#8230;)? </strong></li>
</ul>
<p>Non ho ancora avuto occasione di esibirmi dal vivo. Per ora, il lavoro che mi emoziona di più è il momento in cui, quando sono in sala e sto registrando dei pezzi, la persona che lavora con me fa partire la registrazione dall’altra sala e per la prima volta sento il suono di quello che prima era solo nella mia testa. Oppure quando, mentre si provano degli accordi o dei giri di piano, si trova quello che colpisce e si comincia a lavorarci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Ti chiedi mai cosa sarebbe successo se non avessi aperto quel canale su Youtube?</strong></li>
</ul>
<p>Ho bisogno di comunicare con gli altri. Ogni volta che nella mia vita ho provato a isolarmi, a tagliare le comunicazioni con il mondo esterno, sono stata male. Quindi, penso che in quest’era digitale avrei comunque trovato il modo per iniziare a chiacchierare col mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Come vedi quest’ultima generazione che è nata e cresce all’interno dei social?</strong></li>
</ul>
<p>Io credo che ogni innovazione tecnologica da un lato ti dia tanta libertà, dall’altro te ne tolga moltissima. Dieci anni fa, pensare che un computer potesse battere un campione di scacchi era impensabile, la gente rideva solo all’idea. L’innovazione procede in modo esponenziale e io non so cosa possa comportare. Ma se consideriamo che le nuove tecnologie stanno danneggiando la terra dove viviamo, possiamo solo immaginare le conseguenze che avranno sulle nostre menti.<br />
Credo quindi sia molto importante prendersi cura molto di più degli adolescenti, che oggi vivono una grande solitudine. Non ci si rende conto di quanto possa essere difficile essere giovani adesso, con questa abitudine alla doppia vita, quella off e quella online, dove ci sentiamo in obbligo di mostrare la nostra versione migliore, dove si richiede un livello di perfezione che in realtà è inesistente e irraggiungibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Quella della creatività online è stata una rivoluzione che ha trasformato completamente il mondo della comunicazione, dell’arte, delle relazioni sociali. Sei contenta della società in cui vivi? Che cosa ti piacerebbe cambiare, se ne avessi l’occasione? </strong></li>
</ul>
<p>Mi sento terribilmente impotente. Però, ad esempio, qualche anno fa iniziai a proporre una soluzione che ritenevo avrebbe migliorato la qualità dei contenuti del social network di punta del giorno d’oggi, Instagram. Avevo proposto di non rendere visibili i like. E quindi di togliere peso alla valutazione fittizia data da un pubblico spesso manipolato. Il fatto che ieri sera sia arrivata una notifica e a me e a tutti i miei amici artisti e influencer siano state rimosse le visualizzazioni dei like (puoi solo guardare i tuoi dati, necessari per lavorare con i clienti), è un grande passo in avanti. Ci ridà la libertà di esprimerci non in funzione di un giudizio, di una valutazione, di un numero, ma di una pura qualità del contenuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Ti capita di soffrire la sovraesposizione? </strong></li>
</ul>
<p>L’ho sofferta soprattutto nei miei momenti di punta su Youtube, quando parti della mia vita privata sono state manipolate e pubblicate online. Mi sono persa in un turbine di informazioni, idee e la mia vita non ero più io a viverla ma eravamo in milioni. È una cosa che danneggia profondamente la tua persona. Ed è per questo che ho deciso per lunghi periodi di allontanarmi dai social network. Ho cercato di ricostituire la mia quotidianità. Ho viaggiato molto. Ho passato del tempo con me stessa. Questo mi ha salvato la vita. Non credo che nessun essere umano sia predisposto ad avere così tanti contatti con altri esseri umani e altre idee e atteggiamenti e reazioni che non puoi bloccare. Persone a migliaia di chilometri di distanza che non incontrerai mai ma che riescono a cambiarti una serata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Com’è l’amore ai tempi di Instagram? </strong></li>
</ul>
<p>È una forma di dimostrazione. Un modo per avere conferme. Oppure lo si sfrutta al massimo per averne un guadagno mediatico. Sicuramente ci saranno persone che si amano tantissimo, e non dico che per questo non si debbano postare contenuti ‘di coppia’, ma sicuramente condividere troppo della propria relazione è pericoloso. Non credo sia troppo positivo essere fidanzati con una persona e con altri milioni. Ti puoi sentire obbligato a provare dei sentimenti che non provi più, o a conoscere l’opinione di gente che magari ha un’idea alterata della tua realtà. Su Instagram si posta solo il meglio di quello che si vive: raccontando di un amore perfetto si creano tante situazioni di squilibrio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Quali sono le qualità che ti hanno portato fortuna nel tuo percorso professionale? E cosa consiglieresti a un/a ragazzo/a che si affacciasse oggi su una carriera social? </strong></li>
</ul>
<p>Uno dei miei grandi punti di forza è il non guardare compulsivamente quello che fanno gli altri, ma cercare di preservare le mie idee e le mie ispirazioni.<br />
Poi, è importante pensare attentamente a quello che si posta, soprattutto se si valuta che il contenuto possa smuovere gli animi e non concordare con l’opinione pubblica. I giovanissimi di oggi non si rendono conto che tutto ciò che viene postato resterà lì, anche tra vent’anni, quando loro saranno persone diverse con vite diverse da quella di oggi. Consiglio quindi di riflettere a lungo prima di postare qualcosa di cui magari ci si potrebbe pentire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Ci racconti un episodio “off” che ancora non hai mai condiviso?</strong></li>
</ul>
<p>Mia mamma è di Sant’Egidio ed è una grande fan di Papa Francesco. Siamo molto vicini alla Chiesa. Un giorno ricevo una chiamata: “Greta, tu saresti libera il giorno tot? C’è una persona importante che dovresti conoscere”. Io sparavo nomi tipo Justin Bieber, Obama. E poi questa persona si è rivelata essere Papa Francesco. Questa è stata sicuramente una delle giornate più surreali che io possa raccontare, con momenti come quello in cui George Clooney mi ha dato una spallata nei corridoi del Vaticano – c’era George Cooney con sua moglie- e mi ha detto “Sorry!”. E io, sconvolta. Per poi sedermi a una tavola rotonda con il Papa.</p>
<p>Era un periodo molto difficile della mia vita, non sapevo più come comunicare alle persone che mi chiedevano cosa dovessero fare in un periodo in cui vedevano tutto nero. E io mi sono trovata a poterlo chiedere al Papa in persona. Abbiamo cantato insieme la canzone <em>Parole parole</em> di Mina. Io ero già emozionatissima per questo, anche lei è uno dei miei idoli. Allora il Papa mi ha detto: “la cosa più importante che ci si dimentica è che a volte non servono le parole ma basta un gesto, basta abbracciare una persona e mostrare quell’affetto”. E io avevo bisogno proprio di questa semplicità, di questa presenza di un umano vero a fianco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2019/09/30/greta-menchi-youtube-intervista-off/">Leggi l&#8217;intervista su IlGiornaleOFF. </a></p>
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		</item>
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		<title>Questionario proustiano sulla scuola #34. Berrino: “Libertà nella scuola per i bambini” &#8211; pubblicato su Barbadillo.it</title>
		<link>https://www.silviavalerio.it/senza-categoria/questionario-proustiano-sulla-scuola-34-berrino-liberta-nella-scuola-per-i-bambini-pubblicato-su-barbadillo-it.html</link>
		<comments>https://www.silviavalerio.it/senza-categoria/questionario-proustiano-sulla-scuola-34-berrino-liberta-nella-scuola-per-i-bambini-pubblicato-su-barbadillo-it.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2019 12:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Medico, patologo ed epidemiologo, Franco Berrino ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca a sondare le correlazioni tra tumori e alimentazione, stile di vita, livelli ormonali. Diventato una figura di riferimento nell’ambito del benessere, da anni si dedica all’attività di divulgazione allo scopo di diffondere il valore di un’alimentazione sana e di uno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/09/franco-berrino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1047" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/09/franco-berrino.jpg" alt="franco-berrino" width="235" height="293" /></a></p>
<p>Medico, patologo ed epidemiologo, <strong>Franco Berrino</strong> ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca a sondare le correlazioni tra tumori e alimentazione, stile di vita, livelli ormonali. Diventato una figura di riferimento nell’ambito del benessere, da anni si dedica all’attività di divulgazione allo scopo di diffondere il valore di un’alimentazione sana e di uno stile di vita in contrasto con i ritmi e le ossessioni della vita contemporanea.<br />
Lo abbiamo incontrato nella cornice rinascimentale di Villa dei Vescovi di Torreglia (Padova), nel corso di una giornata organizzata dal FAI, in collaborazione con l’associazione La Grande Via, dedicata ai benefici della ‘Vita sobria’ e dell’ozio creativo, che ha inaugurato il ciclo di eventi autunnali della villa.</p>
<p><b>La scuola di oggi riesce a dare agli studenti gli strumenti per affrontare le necessità di questo tempo? Che cosa cambierebbe, che cosa toglierebbe, che cosa introdurrebbe?</b></p>
<p>“Sono molto preoccupato di questa nuova finta malattia che si sono inventati: l’ADHD. Si denunciano bambini sempre più agitati, sempre più aggressivi, sempre più disattenti, senza naturalmente mettere in discussione le loro diete e i loro stili di vita. È normalissimo che i ragazzini non riescano più a concentrarsi, alla fine della mattinata, finché a colazione continuano a divorare porcherie industriali. Se si mangiano zuccheri o cibi che innalzano molto la glicemia, seguirà una reazione del pancreas che provocherà un abbassamento della glicemia. E quando si abbassa la glicemia, il cervello non funziona bene. Per forza si diventa distratti e aggressivi. A casa e nelle mense scolastiche, diamo da mangiare ai nostri bambini del cibo sano. Spingiamoli a nutrirsi di cibo e non di trasformazioni e raffinazioni industriali.<span id="more-1046"></span></p>
<p>Un altro aspetto che mi disturba è che i nostri bambini vanno a scuola troppo presto. Bisognerebbe invece fare in modo che al mattino possano dormire di più. E che non si alzino, per esempio d’inverno, quando non c’è ancora il sole. Per lo meno sarebbe opportuno cambiare gli orari in estate e in inverno”.</p>
<p><b>Varrebbe la pena lasciare, fin dalle elementari, più libertà di scelta agli studenti e alle famiglie, sia per quanto riguarda la possibilità di specializzarsi in certi ambiti piuttosto che in altri, sia per quanto riguarda gli orari in cui frequentare la scuola? Mantenere magari un minimo di ore obbligatorie e renderne facoltative e personalizzabili altrettante?</b></p>
<p>“La libertà è un valore fondamentale. Se vogliamo che un bambino si appassioni allo studio, dobbiamo far sì che possa approfondire quello che lo incuriosisce. Un bambino avrà successo a scuola se si innamora di quello che sta studiando. Diamogli questa possibilità. Qui entrano in gioco di prepotenza le capacità degli insegnanti. Un insegnante stanco, un insegnante che non ama la vita dovrebbe essere espulso dalla scuola.</p>
<p>All’inizio del percorso scolastico, l’ideale sarebbe permettere ai bambini di imparare immergendosi nei grandi miti dell’umanità. Un bambino di sei anni non domina ancora il pensiero logico-razionale, ma può apprendere moltissimo attraverso le emozioni. Accendiamo in lui la compassione, suscitiamo l’amore. Portiamolo vicino al cuore dei grandi miti che hanno scandito la storia dell’umanità. E intanto introduciamo anche delle nozioni, ma facendole passare attraverso la narrazione. I bambini adorano le fiabe. Io ho raccontato le fiabe ai miei figli fino ai loro 14 anni, tutte le sere. Si può imparare moltissimo così”.</p>
<p><b>È vero, almeno qualche volta, che “lo stupido istruito ha solo un campo più vasto per praticare la sua stupidità”?</b></p>
<p>“Sì, viviamo in un mondo di stupidi istruiti. Per essere precisi: viviamo in un mondo di super-istruiti in campi sempre più ristretti. E, come scrisse Konrad Lorenz: siamo talmente specializzati su campi sempre più ristretti che finiremo per sapere tutto su niente. E invece dovremmo liberare e ampliare la nostra mente. L’istruzione di oggi, con il suo mito dell’iper-specializzazione, porta ad avere menti di dimensioni claustrofobiche. Prendiamo il mondo medico per esempio: conosce tantissimo sui farmaci, sulle tecniche terapeutiche e diagnostiche, ma sembra aver completamente dimenticato che l’uomo vive di cibo quotidiano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.barbadillo.it/84877-questionario-proustiano-sulla-scuola-34-berrino-liberta-nella-scuola-per-i-bambini/">Clicca qui per leggere l&#8217;articolo su Barbadillo.it </a></p>
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		<title>Questionario proustiano sulla Scuola #33. Enrico Galiano. &#8211; pubblicato su Barbadillo.it</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Aug 2019 06:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2015 è stato inserito nella lista dei 100 insegnanti più amati d’Italia (sito Masterprof.it.). Sarà perché Enrico Galiano è un professore anticonvenzionale (ha creato una webserie, Cose da prof, un flashmob poetico #poeteppisti) o perché quando entra in classe si propone di prestare più ascolto ai ragazzi che a se stesso. È curioso di scovare, tra di loro, talenti e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/08/Enrico-Galiano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1041" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/08/Enrico-Galiano.jpg" alt="enrico-galiano" width="489" height="269" /></a></p>
<p>Nel 2015 è stato inserito nella lista dei 100 insegnanti più amati d’Italia (sito Masterprof.it.). Sarà perché <b>Enrico Galiano </b>è un professore anticonvenzionale (ha creato una <b>webserie</b>, <b>Cose da prof</b>, un <b>flashmob</b> poetico #poeteppisti) o perché quando entra in classe si propone di prestare più ascolto ai ragazzi che a se stesso. È curioso di scovare, tra di loro, talenti e storie da far fiorire. Alcune sono diventate già dei romanzi per Garzanti: Eppure cadiamo felici (2017), Tutta la vita che vuoi (2018), <b>Più forte di ogni addio </b>(2019).<span id="more-1040"></span></p>
<p><b>La scuola di oggi riesce a dare agli studenti gli strumenti per affrontare le necessità di questo </b><b></b><b>tempo? È ora di riformare radicalmente i suoi programmi? Partendo da cosa?</b></p>
<p>“Ci stiamo provando, ma il cammino è ancora lungo. I programmi cosiddetti ministeriali in realtà non esistono più, e infatti non è quello il problema: il problema è che l’impostazione mentale è ancora troppo legata alla vecchia lezione frontale (che può essere un meraviglioso modo di imparare, se usata bene e soprattutto se affiancata ad altri metodi), a una didattica incentrata sul voto e sulla prestazione, a una omologazione degli studenti a criteri standard che spengono la loro creatività e le loro potenzialità. Fortunatamente sta arrivando una generazione di insegnanti appassionati e preparati, pronti a questa sfida ma, ripeto, c’è ancora molto da lavorare”.</p>
<p><b>Che cosa cambierebbe, che cosa toglierebbe, che cosa introdurrebbe?</b></p>
<p>“Bisogna partire dal basso coi ragazzi e dall’alto con gli insegnanti. Gli studi ci dicono che laddove i bambini hanno a disposizione scuole materne e strutture idonee quando hanno 2-3 anni, poi i risultati migliorano sensibilmente. Bisogna lavorare quindi fin dall’asilo, dalla primaria e dalla secondaria di primo grado, formando insegnanti capaci e selezionando solo quelli che per vocazione e attitudine sono adatti a questo compito così cruciale”.</p>
<p><b>Come potrebbe una buona scuola favorire l‘inserimento nel mondo del lavoro?</b></p>
<p>“Iniziando a contemplare il concetto di orientamento fin dalla prima classe della primaria, mettendo al primo posto fra i compiti degli insegnanti quello di essere dei “talent scout”, nel senso etimologico del termine: trovare i talenti di ogni bambino/ragazzo e aiutarli a farli emergere. Non esiste identità senza riconoscimento e solo grazie al riconoscimento da parte di genitori e insegnanti i bambini possono costruire una identità solida che permetterà poi loro di sapere quale direzione prendere, quando dovranno cercare il proprio posto nel mondo”.</p>
<p><b>È ancora sensato puntare a una pedagogia di tipo etico-astratto, idealistico, invece che </b><b></b><b>funzionale? Non è un prendersi in giro fingendo vivo un universo di valori assoluti che la </b><b></b><b>storia recente ha ucciso? La formula “serve per aprire la mente” non ha il sapore di </b><b></b><b>un’illusione?</b></p>
<p>“Ovvio che no: non è un’illusione. Anzi l’illusione è quella che tutto debba essere “funzionale”, che tutto debba servire a qualcosa. La nostra mente, ce lo dice la scienza, ha bisogno di questo e di quello: di astrarre e fare, astrarre e fare. Qualsiasi idea di dialettica che penda del tutto da uno dei due lati è sbagliata e in certi casi anche pericolosa, perché un pensiero troppo legato al concreto si espone al rischio di rendere i ragazzi dei robot nonpensanti. E noi abbiamo bisogno di ragazzi autonomi, non automi”.</p>
<p><b>L’alfabetizzazione di massa è un problema ormai superato. Varrebbe la pena lasciare, fin dalle </b><b></b><b>elementari, più libertà di scelta agli studenti e alle famiglie, sia per quanto riguarda la </b><b></b><b>possibilità di specializzarsi in certi ambiti piuttosto che in altri, sia per quanto riguarda gli </b><b></b><b>orari in cui frequentare la scuola? Mantenere magari un minimo di ore obbligatorie e</b><b> </b><b>renderne facoltative e personalizzabili altrettante?</b></p>
<p>“Potrebbe essere un’idea, certo. Anche se resto dell’avviso che non è che l’alfabetizzazione sia un problema superato, solo si è spostata più in su l’asticella, per cui abbiamo in giro la maggioranza di persone che sì, ok, sanno leggere e scrivere, ma ci sono ancora troppi fra noi che non sono letteralmente in grado di interpretare correttamente un testo e di comprenderne il significato (analfabetismo funzionale). Quindi è ancora necessario mantenere un grande spazio di obbligatorietà a certe discipline. Io sarei più dell’idea di aggiungere ore di scuola: piuttosto che togliere di qua e aggiungere di là, sarebbe molto più fruttuoso dare – per esempio al pomeriggio – degli spazi aggiuntivi per coltivare le proprie vocazioni e interessi. Ma ovviamente servirebbero investimenti e non viviamo esattamente in un Paese che investe molto nella scuola”.</p>
<p><b>Non è necessario, sempre, dalle elementari alle superiori, lasciare ai ragazzi del tempo per </b><b></b><b>coltivare altre qualità oltre all’efficienza della mente?</b></p>
<p>“Sì, senza dubbio”.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-84348" src="http://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2019/08/Enrico-Galiano-310x171.jpg" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" srcset="http://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2019/08/Enrico-Galiano-310x171.jpg 310w, http://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2019/08/Enrico-Galiano-300x165.jpg 300w, http://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2019/08/Enrico-Galiano.jpg 489w" alt="Il docente Enrico Galiano" width="310" height="171" /></p>
<p><b>È vero, almeno qualche volta, che “lo stupido istruito ha solo un campo più vasto per praticare</b><b> </b><b>la sua stupidità”?</b></p>
<p>“Sì, ma le statistiche ci dicono che dove c’è più istruzione c’è più progresso e più benessere. Direi che vale la pena il rischio di dare a qualche stupido questo strumento in più, tanto ci sono tutti gli altri a contenerne la stupidità”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.barbadillo.it/84346-questionario-proustiano-sulla-scuola-33-galiano-ora-tocca-ai-nuovi-insegnanti/">Leggi l&#8217;articolo su Barbadillo.it</a></p>
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		<title>Le ConTAMinAzioni Pop di Vania Elettra Tam &#8211; pubblicato su IlGiornaleOFF</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Aug 2019 06:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una scena in cui l’impenetrabile Monna Lisa venga ripresa negli ultimi istanti prima della posa con Leonardo? Ora si può osservarla, durante la personale di Vania Elettra Tam a cura di Andrea Malaman a Montagnana, in provincia di Padova, dalle 11.30 di domenica 11 agosto fino al 1 settembre: Monna Lisa che si fa truccare, pettinare e perfino sbarbare (!) da quattro fanciulle rinascimentali tutte [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/08/off_arte_vania-elettra-tam-LECOSCELTA-DI-SAN-GIOVANNI-2019-150x100-cm-tecnica-mista-su-tela.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-1038" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/08/off_arte_vania-elettra-tam-LECOSCELTA-DI-SAN-GIOVANNI-2019-150x100-cm-tecnica-mista-su-tela-1024x696.jpg" alt="off_arte_vania-elettra-tam-lecoscelta-di-san-giovanni-2019-150x100-cm-tecnica-mista-su-tela" width="645" height="438" /></a>Una scena in cui l’impenetrabile <strong>Monna Lisa</strong> venga ripresa negli ultimi istanti prima della posa con <strong>Leonardo</strong>? Ora si può osservarla, durante la personale di <strong>Vania Elettra Tam</strong> a cura di <strong>Andrea Malaman</strong> a <strong>Montagnana</strong>, in provincia di Padova, dalle 11.30 di domenica <strong>11 agosto</strong> <strong>fino al 1 settembre</strong>: Monna Lisa che si fa truccare, pettinare e perfino sbarbare (!) da quattro fanciulle rinascimentali tutte trecce e manualità da stylist. Colori? Arancio acceso, giallo limone, rosa, azzurro e verde mela. Antico, moderno. Compostezza, ironia. Grazia femminile e graffio sociale. Eros e quotidianità. L’arte di Vania Elettra Tam è un felice connubio di elementi, per un femminismo scanzonato e mai greve. I richiami all’illustrazione e alla grafica sono presenti in tutta la sua produzione, che gioca in maniera brillante con il tema dell’autoritratto e della figura femminile, calata autoironicamente in mezzo ai miti e mostri della contemporaneità modaiola, tecnologica, perfezionista, sola (vedi i cicli di opere: ConTAMinAzione, Lucia.A, Origami multipli, Kanon regole ferree, SOSpesa, Cronaca rosa, Casalinghe, Artefatte). <span id="more-1037"></span></p>
<p>Per questa serie in mostra, il gioco tra rinascimento e pop-art fa spuntare sinuosi ermellini accanto a tastiere di pc e sovrappone uomini vitruviani alle perfette geometrie delle caffettiere. I soggetti sono definiti con tratti decisi di grafite e poi completati con campiture di colore acrilico piatto. Perché, in occasione del suo cinquecentesimo anniversario, saranno richiami al genio leonardesco e ai suoi disegni (per Tam ancora più potenti dei dipinti), quelli in mostra nella Sala Austriaca di <strong>Castel San Zeno</strong> a Montagnana. Da domenica sarà anche visibile l’opera, finora inedita, destinata in premio al vincitore del celebre <strong>Palio dei 10 Comuni</strong>: una tela di 150 per 100 cm realizzata interamente ad acrilico, col pennello usato con la precisione puntuale di una matita.</p>
<p>P.S. Portare occhiali a forma di cuore per guardarla meglio.</p>
<p><strong>La figura della donna è protagonista nella sua produzione. Quali sono le figure femminili nell’arte o nella storia cui ama richiamarsi?</strong></p>
<p>Le figure femminili sono da sempre le protagoniste della mia arte. Spesso presto la mia immagine a queste eroine della quotidianità, nell’intento di calarmi nei loro panni, affinché possano riconoscersi nelle mie opere e cogliere gli aspetti paradossali dei nostri tempi attraverso il sorriso. Sono stata cresciuta in un ambiente molto aperto che mi ha trasmesso i principi dell’uguaglianza di genere, qualsiasi genere, perciò sono molto sensibile alle tematiche sociali, soprattutto quelle riguardanti il mondo femminile. Ma non amo né l’aggressività né la radicalizzazione dei problemi, preferendo affrontare le tematiche sociali utilizzando l’ironia, spesso l’autoironia, non tanto per sdrammatizzare, quanto piuttosto per suscitare prima una presa di coscienza, poi una ribellione verso le disuguaglianze. Tante sono le donne straordinarie che hanno cambiato o indirizzato la storia: Matilde di Canossa, Ildegarda di Bingen. Nell’arte, Artemisia Gentileschi, femminista ante litteram, che sdoganò la figura della donna-artista; Louise Bourgoise, con le sue ricerche sulla sessualità e la dimensione onirica; Cindy Sherman, crudelmente ironica e ironicamente crudele; Giosetta Fioroni, capace di conservare nel proprio fare artistico i sapori dell’infanzia; Carla Accardi, innovatrice intelligente e impegnata. E tante altre, magari lontane dal mio fare artistico, ma spiritualmente molto vicine alla mia sensibilità, al mio impegno e alla mia etica.</p>
<p><strong>Che rapporto ha l’eros con l’arte?</strong></p>
<p>Lo stesso stretto rapporto che c’è tra eros e vita. Picasso, cui venne rivolta la stessa domanda, rispose che non vi era alcuna differenza tra queste due realtà. Che sia una componente simbolica o esplicita, la dimensione erotica nell’arte ha la stessa valenza che ha nei rapporti interpersonali.</p>
<p><strong>L’ironia è un magnifico modo per denunciare ciò che non va e far aprire gli occhi alle persone. Che cosa le piacerebbe cambiare di questa società?</strong></p>
<p>Forse troppe cose, o forse mi contenterei che si acquisisse una diversa consapevolezza dei problemi reali. Vorrei riuscire a migliorare me stessa innanzitutto, consegnando al mio doppio bidimensionale il compito di suscitare nei fruitori delle mie opere quell’autoironia che è indispensabile per mettersi in discussione. Imparare a ridere di noi stessi è fondamentale per sdrammatizzare le situazioni e avviare un processo di cambiamento. Per questo rappresento me stessa come un’anti-eroina della quotidianità più bieca e banale: non ho lezioni da dare, a nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Silvia Valerio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2019/08/10/vania-elettra-tam-mostra-castel-san-zeno/">Leggi l&#8217;intervista su IlGiornaleOFF.</a></p>
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		<title>Un&#8217;estate di fantasmi &#8211; pubblicato su Linkiesta.it</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 09:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggende. Dicerie. Sensazioni. Energie sotterranee o celesti in misterioso movimento proprio a due passi dalle mete turistiche italiane più amate. Una guida geoesoterica per scegliere bene le vacanze e pubblicare stories dell’altro mondo C’è un’Italia misteriosa che pulsa da secoli dove Google Maps non la sa trovare. Un’Italia che impasta energie capaci di guarire corpi e anime, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/07/download.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/07/download.jpg" alt="download" width="282" height="179" /></a>Leggende. Dicerie. Sensazioni. Energie sotterranee o celesti in misterioso movimento proprio a due passi dalle mete turistiche italiane più amate. Una guida geoesoterica per scegliere bene le vacanze e pubblicare stories dell’altro mondo</p>
<p><strong>C’è un’Italia misteriosa</strong> <strong>che pulsa da secoli</strong> <strong>dove Google Maps non la sa trovare</strong>. Un’Italia che impasta energie capaci di guarire corpi e anime, che ancora vibra di singulti di dolore e ricorda innocenti straziati o avvelenati. Non hanno potuto vivere e non si sono saziati della gloria degli eroi: eccoli diventare fantasmi, perennemente inchiodati a quel punto massimo di sofferenza in cui la loro più o meno umile vita si è persa. <strong>Giovani donne massacrate, lattanti sacrificati, amanti puniti con la morte</strong>. In Toscana ci sono castelli dove i lenzuoli respirano, dove se si accosta l’orecchio ai pomelli di un letto si possono ancora udire i tre ultimi battiti dell’aritmia fatale; nel Salento, paesi puniti da una cappa perenne di foschia. I luoghi del mistero ci portano sempre a interrogarci sull’altro paesaggio, quello intimo, del cuore, che non ha avuto ancora il suo Copernico a chiarirne definitivamente il moto.</p>
<p><a href="https://www.linkiesta.it/it/article/2019/07/27/guida-vacanza-fantasmi-esoterica/43015/">Leggi l&#8217;intero articolo su Linkiesta.it</a></p>
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		<title>Autostima nei bambini: 4 strategie pratiche per migliorarla &#8211; pubblicato su EfficaceMente.com</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 13:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Valerio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi l&#8217;articolo su EfficaceMente.com]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.efficacemente.com/piu-autostima/autostima-nei-bambini/">Leggi l&#8217;articolo su EfficaceMente.com</a><br />
<a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/07/autostima-nei-bambini-240x240.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1027" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2019/07/autostima-nei-bambini-240x240.jpg" alt="autostima-nei-bambini-240x240" width="240" height="240" /></a></p>
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