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	<title>Silvia Valerio - Sito Ufficiale &#187; Micalessin</title>
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		<title>Almerigo Grilz: morire per la verità</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 04:42:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che cosa si prova a diventare il nome di una strada o delle parole incise su un monumento? È l’eterno dilemma tra Ettore e Achille: vivere per esistere nella propria carne, nella carne dei propri figli e nipoti, e piano piano diventare come “la nostalgia in un paesaggio dipinto”, o vivere come una scheggia, in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/08/Almerigo-Grilz.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1105" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/08/Almerigo-Grilz-300x171.jpg" alt="Almerigo-Grilz" width="300" height="171" /></a></p>
<p><strong>Che cosa si prova a diventare il nome di una strada o delle parole incise su un monumento?</strong> È l’eterno dilemma tra Ettore e Achille: vivere per esistere nella propria carne, nella carne dei propri figli e nipoti, e piano piano diventare come “la nostalgia in un paesaggio dipinto”, o vivere come una scheggia, in un’esplosione, e guadagnarsi un pezzo fragoroso di eternità?<br />
Chi lo sa se <strong>Almerigo Grilz</strong> si era posto questo dilemma anche fuori dai banchi di scuola. O forse ha sempre e solo seguito quello che gli diceva il cuore, e se il cuore è avventuroso e curioso e, per di più, è un cuore triestino, che guizza come un pesce e ride tra le sue scaglie scintillanti, è naturale trovarsi in giro per il mondo a volerne raccontare gli angoli, i colori e le espressioni.</p>
<p>Dopo diverse estati in autostop per l’Europa, a imparare le lingue e le diverse facce dell’uomo, Almerigo, “<strong>Ruga</strong>” per gli amici, comincia la sua carriera di<strong> fotoreporter</strong> documentando cortei politici, con macchina fotografica e cinepresa. Aggiunge il disegno a mano libera, quando non vuole farsi scappare qualche dettaglio, ed è tanto bravo che gli capita di disegnare anche fumetti, volantini e manifesti. A ventiquattro anni, mentre è capo del Fronte della Gioventù di Trieste e vicesegretario nazionale, oltre che consigliere comunale, si iscrive all’albo dei giornalisti come pubblicista. Fa l’inviato: va in luoghi lontani a riprendere le immagini che nessuno vedrebbe mai. Guerre. Paesaggi. Visi diversi. Dolori diversi. Alla fine degli anni ’70, fonda il ‘<strong>Centro Nazionale Audiovisivi</strong>’, e, dopo il servizio militare e la laurea, decide di fare del giornalismo la sua unica passione e professione.<span id="more-1104"></span></p>
<p>Collaborando con le migliori testate internazionali, documenta tutte le situazioni, le <strong>rivolte</strong>, i movimenti che rischierebbero di perdersi nel caos della storia: l’invasione israeliana del Libano e il ritiro palestinese di Beirut; la guerriglia afghana e la guerra cambogiana; i conflitti sul confine birmano-tailandese e la guerra tra Iran e Iraq; l’Angola dei guerriglieri dell’Unita e le Filippine, il Mozambico e l’Afganistan, l’Etiopia e l’Irlanda del Nord. Fonda con gli amici Micalessin e Biloslavo l’agenzia giornalistica ‘<strong>Albatross Press Agency</strong>’. E mentre gli anni ‘80 esplodono in tutti i loro eccessi, lui li passa nei luoghi più distanti e feriti, accampato con soldati e guerriglieri, percorrendo chilometri a piedi, superando paludi, camminando dove l’erba è più alta dell’uomo, sopportando la solitudine o a pochi metri da cadaveri e pallottole, sangue e armi. La sua vita spericolata non è più in Italia: è lì, anche se lui non è al centro del film, ma è il regista, l’occhio silenzioso dietro la telecamera.</p>
<p>Mentre filma un combattimento tra i <strong>guerriglieri della Renamo</strong>, la resistenza nazionale mozambicana, e l’esercito, la mattina del <strong>19 maggio 1987</strong>, Almerigo muore tra il fuoco incrociato dei mortai, colpito da una pallottola che dalla nuca gli trapassa la gola e lo trascina a terra nella sua esplosione. Il Super8 continua a girare. Il suo corpo viene recuperato dagli uomini della Renamo e seppellito accanto a un grande albero, nella terra calda del Mozambico, a migliaia di chilometri dalle acque di Trieste.<br />
A trentaquattro anni, dopo il 1945, è il primo giornalista italiano a morire in un teatro di guerra.<br />
C’è una canzone che dice: “<strong>Sei troppo giovane per bruciare/sei troppo giovane per diventare vecchio</strong>”. Quella forse sarebbe stata la sua colonna sonora.</p>
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<p>Silvia Valerio</p>
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<p><a href="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/08/20200812_064428.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1106" src="http://www.silviavalerio.it/wp-content/uploads/2020/08/20200812_064428-300x225.jpg" alt="20200812_064428" width="300" height="225" /></a></p>
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