Epicuro, Coppola e la religione della vita – un articolo apparso su EreticaMente.net

La giornata si è aperta bionda e dorata; il sole rimbalza sui cruscotti delle auto, le mille finestre degli uffici, i tettucci di lamiera delle industrie. Bionda e dorata e violenta, con il caldo che ti prende già alla gola e ti mette al muro, gli insetti che scopri fermi, enormi, nelle loro uniformi da dinosauri. Eppure io sono felice, molto felice, perché ho appena finito di leggere un libro bellissimo, e mentre lo leggevo mi capitava di bagnarmi le caviglie nel Mediterraneo e di sorseggiare vino greco, guidata da un signore dalle labbra carnose e dagli occhi penetranti.Vita di Epicuro

‘Vita di Epicuro’ è il libro che tutti quelli che hanno fatto studi classici avrebbero voluto leggere da ragazzini. E Goffredo Coppola è il professore che tutti avremmo voluto avere da ragazzini. Non solo per le labbra carnose e gli occhi penetranti, naturalmente. Continua a leggere

Leggere Tolstoj per liberarsi della noia del gossip. La ribellione di Sophie Marceau – un mio commento su Barbadillo.it

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Poche ore fa, alla squisita Sophie Marceau, dal sorriso lungo e dagli occhi di giada luminosi e astuti, sono giustamente girate le scatole, si è giustamente ribellata e ha invitato all’autonomia quelle migliaia di francesi che si arrovellavano da mesi intorno alla sua vera o presunta storia con un cuoco francese.

Ma partiamo dall’inizio.

Non l’ho mai capito bene, ma dev’essere colpa dell’estate. Devono essere le temperature – l’eccesso fa sempre danno, e oltre una certa soglia ci sono i passaggi di stato. Sarà che le giornate si allungano e a un certo punto ti piglia l’horror vacui. Sarà che le zanzare tormentano un po’ tutti e quindi siamo più nervosi, più diretti, non ci facciamo falsi problemi a mostrare il nostro vero io. Una rivoluzione francese di cosce, capezzoli, bicipiti, tatuaggi, cose flaccide varie ed eventuali. Sta di fatto che in estate si scatena una liberazione dei bassi istinti, e dunque un aumento esponenziale del gossip, tra cui naturalmente quello idiota, squisitamente femminile, e che insieme alla fioritura di zanzare tigri, di maggiolini e meraviglie simili, accanto ai sottovasi si notano colonie di rotocalchi gialli e rossi con foto rubate in prima pagina e scoop urlati dalla copertina all’ultimo spazio pubblicitario. Se uno ha la ventura di stare in una località di villeggiatura, poi, è meglio si arrenda subito, apra le braccia e dia il fianco a qualche Bildunseccetera, che tanto prima o dopo ti tocca. Continua a leggere

Un’intervista a cura di Andrea C. sui temi del primo pamphlet ‘C’era una volta un presidente’

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Ciao Silvia, allora, cosa provi a distanza di sei anni a parlare nuovamente del tuo “C’era una volta un Presidente” mentre sei in giro per l’Italia a presentare “Non ci sono innocenti” scritto con tua sorella Anna? Un po’ di noia? E riguardando la copertina sei ancora tu o ti sei trasformata, invecchiata, rifatta?
Ciao, Andrea. Tutt’altro che noia, ho impressioni positive. Rimango sempre affezionata a quel piccolo e pestifero primo libro, pur nella consapevolezza che oggi lo scriverei meno duro in alcune sue parti. Quindi mi fa piacere discuterne. Quanto alla copertina, fonti vicine all’autrice affermano che è sempre uguale. Ritocchi? Mi dà fastidio solo il pensiero di modificare in maniera così profonda, intima, il proprio corpo, per poi ritrovarsi zigomi, bocca, seno identici a quelli di moltissime altre donne, e porzioni di plastica tra cellula e cellula… Sono un’innamorata del corpo umano, quando è autentico, naturale: mi piace scoprire i disegni unici che ciascuno di noi si porta addosso, le tracce delle espressioni, le proporzioni armoniche o disarmoniche, anche i difetti. Tutta la nostra storia è scritta sul corpo e trovo che sia molto affascinante tentare di interpretarla. Quello che cerco nelle persone è vita, espressione, unicità, interpretazione: pensa a quanto sono belli certi visi di vecchi che trascolorano di emozione in emozione… Non a caso i giapponesi hanno elaborato diversi concetti di estetica che danno dignità anche all’imperfezione, al vuoto o a una particolare irregolarità come veicolo di significati. Quando le loro tazze di ceramica si scheggiano, colano oro o argento liquido nelle crepe, oppure li usano per saldare i frammenti. Le ferite preziose del kintsugi trasformano i vasi in piccole opere uniche.  

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Alterità e rivoluzione in Non ci sono innocenti – intervista a Silvia Valerio a cura di Luca Siniscalco per Barbadillo.it

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«Il problema di cui occuparsi non dev’essere per noi quello della ripartizione della ricchezza, ma come riuscire a subordinare la ricchezza alla vita, alla bellezza» (Giulio, l’Autocrate)

È maggio nel capoluogo lombardo. Nulla a che vedere col maggio parigino di ormai quasi cinquant’anni addietro. Anche se, in una certa misura, è proprio la normalizzazione degli afflati rivoluzionari del ’68 ad aver segnato la vittoria del Sistema. Di quel paradigma unidimensionale capace di ammansire e sussumere ogni tensione realisticamente utopica. Utopismo diviene il nome di questo zombie che rivendica un’alterità fittizia e atopica, prigioniera della liquidità virtuale che, appunto, non ha luogo pur essendo pervasivamente dappertutto.

Eppure, proprio in uno snodo che il pensiero unico ha profondamente a cuore, quello dell’editoria, si apre un’oasi in cui respirare e prendere fiato. Un’oasi che ha un titolo, Non ci sono innocenti, un editore, Ar, e due autrici, Anna K. e Silvia Valerio. L’immagine jüngeriana dell’oasi, luogo di libertà e resistenza all’interno del Leviatano della modernità, è particolarmente appropriata se si considera che essa è consustanziale, secondo lo scrittore tedesco, a tre precisi ambiti: morte, eros e arte. Sono proprio alcuni fra i temi più decisivi del romanzo delle sorelle Valerio, che qui raccontano la storia di Franco Freda, Giovanni Ventura e dei membri dei loro gruppi militanti fra il ’67 e il ’69. Ecco, in questa intervista per Barbadillo.it la visione del romanzo di Silvia Valerio. Continua a leggere