Questionario proustiano sulla scuola#20. Galimberti: “I giovani afflitti dal nichilismo” – pubblicato su Barbadillo.it


galimberti1

“I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso.” È così che inizia L’ospite inquietante, celebre libro che Umberto Galimberti ha dedicato ai giovani e al loro male di vivere modernissimo, che non riesce a essere placato, a meno di non cambiare radicalmente rotta. Filosofo, sociologo, psicanalista, professore, editorialista, Galimberti ha concentrato le sue riflessioni su temi come la società, l’economia, le relazioni, l’amore, il sacro, i rapporti tra scienza e fede, il corpo. Il suo ultimo libro è La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo (Feltrinelli, 2018dove insegna ai ragazzi (ma anche ai genitori) l’arte di riprendere in mano il proprio tempo, aiuta a sciogliere quel cinismo, quella disillusione, quell’indifferenza che la società di massa ha contribuito a costruire intorno al loro cuore e a liberarlo, finalmente, per scoprire la sua passione – cioè il suo destino.  

Continua a leggere

Questionario proustiano sulla scuola #19 – JACOPO DE MICHELIS. Insegna più la scuola o la lettura? – pubblicato su Barbadillo.it

10809867_743591599052434_1976518494_n

Traduttore, curatore e consulente editoriale, Jacopo De Michelis ha insegnato narratologia presso la NABA di Milano. Ma è soprattutto coordinatore della narrativa di Marsilio, storica casa editrice di Venezia, nata nel ’61 in onore del filosofo e giurista ghibellino Marsilio da Padova da un gruppo di ex studenti dell’Università per alimentare il dibattito culturale e politico nell’Italia delle riforme e delle rivoluzioni imminenti. Da quegli anni le cose sono molto cambiate: la vita quotidiana, la famiglia, la politica, i giovani, la scuola. Il libro, che di giorno in giorno subisce la concorrenza di cento nuove applicazioni e mezzi digitali per informare, comunicare, divertire e distrarre, il libro, a suo modo, è rimasto se stesso. Raccontare è un piacere antico, ma potrebbe diventare raro. In che modo, in un mondo sempre più impalpabile e irrefrenabile, sempre meno in sé e sempre più sul cloud, la scuola può dare radici alle passioni, nutrimento ai talenti, ed essere alleata di chi fa cultura, aprendo mondi sull’intemporale della letteratura?

 

La scuola di oggi riesce a dare agli studenti gli strumenti per affrontare le necessità di questo tempo? È ora di riformare radicalmente i suoi programmi? Partendo da cosa?

Per quanto riguarda specificamente il nostro campo, cioè quello dell’editoria libraria e quindi delle competenze e attitudini di lettura, la scuola non fa probabilmente abbastanza. Ci capita spesso di osservare delle statistiche sulle abitudini di lettura, da cui si rileva che mentre i bambini e ragazzini più piccoli si dedicano ancora abbastanza ai libri, c’è una sorta di crollo dell’indice di lettura nell’età corrispondente alla scuola superiore, che poi in parte viene recuperato e in parte no. La mia impressione è che ancora oggi, nella scuola, la lettura venga intesa e veicolata come un dovere e uno strumento per apprendere nozioni, non come piacere, arricchimento personale, metodo di approfondimento. Non c’è in modo sistematico un’educazione o un lavoro di incoraggiamento in questo senso. Lo studente legge per studiare. È quindi difficile che in questo contesto si crei e alimenti un amore per i libri. Di solito è un percorso esterno alla scuola quello che porta alcuni giovani a diventare degli appassionati lettori.

Continua a leggere

Augusto. Il sentimento dello Stato e la passione della passione – pubblicato su Barbadillo.it

coopculturae_id_evento_287_1237-copia-3

Sono nella mia stanza e da qualche giorno, nella piccola biblioteca che si è costruita a poco a poco sulla mensola accanto al letto, è comparso un libro dalla copertina biancorossa: la biografia di Augusto raccontata da Goffredo Coppola (edizioni Historica, per la curatela di Gennaro Malgieri).

L’insegnante che ho sempre invidiato di un’invidia impossibile agli studenti del Novecento, lo studioso che trasmetteva le vite e le idee, e non le date e le liste (della spesa) degli editti emanati e delle battaglie condotte, e l’Imperatore degli Imperatori, l’uomo, con le parole di Coppola, che parlava “elegante e temperato”, “di media statura, ma regolare e armonica, di carnagione olivastra, coi sopraccigli raggiunti, col naso aquilino, coi denti piccoli rari e scabri, […] che sorrideva di rado ma scherzava spesso ironico e puntuto.”

Ha sempre nascosto un certo mistero, questo giovanissimo, sornione, grande rivoluzionario di Roma, e ogni volta che ci incontravamo, in un’aula, a distanza di millenni, mi capitava di porgli le stesse silenziose domande. Non si trattava, e non si tratta, di interviste cronistoriche. Mi chiedevo cosa, di Ottaviano, lo abbia reso Augusto, rispetto a tutti gli altri romani. Perché questo “giovane divino” ha vinto, e non Antonio? Qual è stato il suo segreto? Cosa vedevano, del mondo, quegli occhi appuntiti?

Sarà che la mia simpatia per la storia è soprattutto attrazione per le storie, interesse per quella materia magmatica che è l’umano, e ricerca di un senso che si possa trasportare fino alla vita di adesso, ma la mia lettura del testo di Coppola è stata sotto questo segno. E la sua scrittura, proprio per l’attenzione ‘vitale’ ai personaggi studiati, avvicina molto alle risposte. Continua a leggere

Intervista su ‘Il Campo dei Santi’ per Altovicentinonline – a cura di Paola Viero

il-campo-dei-santi-a-thiene-2-375x500

Silvia, quello di Raspail un libro per tutti, ma non da tutti. Da dove nasce il suo impegno a farlo conoscere e perché?
“Il Campo dei Santi è un romanzo tremendamente bello e vero. E di bellezza e verità noi abbiamo bisogno come dell’aria e della luce. A maggior ragione in questo mondo di oggi, che vive (o meglio: non vive) di omissioni: i problemi di cui si parla non sono quelli davvero urgenti, i temi trattati dall’arte e dalla letteratura sono completamente estranei alla realtà. Si è diffuso un soave terrorismo sociale, per cui ognuno di noi apprende, già dalle prime classi di scuola, quali sono i temi pericolosi da cui astenersi. Così la maggior parte delle persone ha paura: di pensare, di dire, di osservare, di scegliere. Paralizzata, subisce quello che viene imposto dall’esterno e, nel tempo libero, si ammala di tristezza. Quanti, se fossero sinceri, dovrebbero dirsi che la società in cui vivono non è affatto così rispettosa, democratica e felice come si legge sul web? Il Campo dei Santi parla del mondo così com’è davvero. Dell’uomo così com’è davvero. È un grido di ribellione che squarcia i veli del mainstream. È verità, e quindi vita, salute e liberazione.” Continua a leggere

LibriDiNatale (di Silvia Valerio). Perché farsi ammaliare da “In excelsis” di Roerich – pubblicato su Barbadillo.it

48554216-01ab-4956-be13-a74bed4895e9

 

Dicembre si distingue dagli altri mesi già dall’odore. L’aria che entra dalle finestre ha quell’odore puro, di neve e di primo mattino, e lo mantiene così fino a sera. È una tale aria che le perdoni che ti scavi le mani e le tempie.

Dicembre è imperiale. Un mese di fasci di luce lunghissimi che tagliano la città, di chiaro-scuri netti, di finestre accese di raggi, di splendore rarefatto e immenso.

Le vie si espandono, a dicembre. Diventano improvvisamente grandissime, mentre gli uomini si rimpiccioliscono.

Dicembre acceca tutto quello che sente superfluo. È senza colpa e senza rimorsi. Senza giustificazioni.

Dicembre sono le strade-lastre buie che ti ascoltano di notte, in un’altra dimensione.

È quella luna che sembra avere un contorno di china.

Il cielo respira. La neve respira. Il sole respira. Continua a leggere

Il caso. Perché siamo contro la dittatura delle piccole violenze professionali – di Anna K. Valerio

oldboy_shot_32

di Anna K. Valerio

Era così era così era così. Hanno ragione le ragazze. Me lo ricordo benissimo. Il bacio sulla guancia che sbadatamente arriva a sfiorarti le labbra, o ci scivola sopra aspettando che tu magari le socchiuda un po’; l’abbraccio con sottintesi chiari, le ripicche, le “piccole vendette” (così le chiamava un mio piccolo aguzzino). Me li ricordo benissimo i diciannove, i venti, i ventuno, i ventidue anni in cui facevo la giornalista. A Verona. Per lo più spettacoli e cultura, con qualche puntata nella cronaca. Anche più di venti articoli-abbracci al mese. Ho intervistato Alda Merini a casa sua, Botero a Pietrasanta, Albertazzi pure a casa sua, la casa sua di cinque sere, il Teatro Romano. Un risarcimento danni mica da poco…

Poi ricordo che feci il gran rifiuto.

Perché il ricatto, l’aggressione subdola, ti toglie il fiato piano piano e all’improvviso ti accorgi che stai pendendo da una corda. Prende la realtà e comincia ad alterarla, a metterti il sospetto che sia solo un capriccio, un punto di vista. E invece no: la realtà è una, e se vuoi stare bene con te stesso devi stare bene con la realtà. La realtà è che se sei bravo è giusto che lavori; non se sei compiacente, non se ti lasci abbracciare più a lungo del giusto, non se esci a “cena”, non se accetti un “caffè”. Continua a leggere