Silvia Valerio: “Etica ed estetica per un mondo migliore” – intervista a cura di Matteo Castagna per il sito Agerecontra.it

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“Avete sdoganato Freda nell’ambiente cattolico tradizionalista!”. Così mi ha accolto un esponente del nostro variegato mondo, tra lo spaventato e lo scandalizzato. Eh sì, perché un anno fa, iniziando l’avventura di “Traditio” a Verona, noi di “Christus Rex” abbiamo pensato di allargare gli orizzonti politici e letterari, confrontandoci con le Edizioni di Ar, organizzando delle presentazioni librarie, certamente non conformi, con Silvia, Anna Valerio e altri loro collaboratori, al fine di sciogliere alcuni pregiudizi e cercare attraverso la comune cultura umanistica dei punti di contatto, utili all’ identificazione di un comune nemico: la modernità, declinata in senso progressista. Abbiamo dato il “la” ad altri amici ed associazioni fuori Verona, che hanno preso spunto per fare altrettanto. Non è la prima volta che facciamo da apripista  in nuove avventure e che contribuiamo a sfatare dei tabù. Non può che farci piacere

Incontrando Silvia Valerio ad ExpoLibri, in Fiera a Padova, abbiamo scambiato delle riflessioni, che dimostrano proprio che la cultura e la base anti-progressista possono creare dei terreni di lotta comune su tematiche di scottante attualità. E’ su queste sinergie che abbiamo focalizzato una chiacchierata con Silvia, giovane cognata dell’Editore. Se qualcuno si aspetta di trovarsi di fronte una sorta di clone ideologico-politico femminile dell’ “Autocrate” sbaglia di grosso, perché invece, incontra una ragazza sì molto determinata, ma con una propria personalità, che sa ben delineare. Puoi essere d’accordo o meno con ciò che pensa, ma sa ascoltare ed è profondamente attratta dalla religiosità. No, non è cattolica, sebbene trovi alcuni punti di contatto con il cattolicesimo, nell’accezione tradizionale, in merito alla critica del mondo moderno ed al primato dello Spirito sulla materia. Si definisce persona “molto spirituale”, adora Platone e non le piacciono effimere mode e la banalità. Non è una ragazza comune, perché non tutte iniziano a scrivere racconti, fiabe e pamphlet, fin dall’adolescenza. Ha un’intelligenza vivace, che vive attraverso uno splendido rapporto con la sorella maggiore Anna, assieme alla quale ha da poco terminato la stesura del suo primo romanzo: “Non ci sono innocenti”.  

Per lei è un grande traguardo essere giunta alla narrativa, volontariamente attraverso un romanzo storico – come non le dispiace venga definito il suo libro – e non un saggio: la sua prima finalità è quella di raccontare la verità su quanto avvenne alla fine degli anni ’60 in Italia, tramite le idee, le pulsioni, l’azione dei protagonisti dell’epoca, in particolare di Freda e Ventura. Oltre ogni mistificazione, senza apologie, attingendo da fonti originali dell’epoca e soprattutto facendo interviste a coloro che in quegli anni militavano da una parte e dall’altra nel Movimento Studentesco, Silvia Valerio vuole raggiungere il cuore e non la mente del lettore, in un gioco di realismo e sentimento, che probabilmente non si possono scindere tra loro, come l’anima, in questa vita, non si può scindere dal corpo. Come l’etica non si potrebbe scindere dall’estetica. Come la Politica (intesa come nella Grecia classica, la massima espressione della giustizia e della bellezza) dall’Idea, come la volontà dall’azione.

La finalità di chi ha creduto di poter cambiare il sistema parlamentarista, così come lo conosciamo in Italia, era quella di riportare la Politica al centro della vita per il bene comune, ponendo in subordine l’economia, in uno Stato ordinato organicamente. Ma la vita prevede anche il male, purtroppo. La Valerio, che non ha ricevuto una formazione cattolica, lo definisce come “un elemento del vivere da rigettare il più possibile, ma che non va banalizzato”. Gomez Davila, non a caso, parlava della ‘misteriosa necessità del tremendo’.

Il progressismo è il concentrato di tante forme di male in quanto sovversioni dell’ordine, dell’etica e dell’estetica, dei valori e dei principi che hanno fatto grande la nostra civiltà e che elevano l’individuo verso l’Alto, verso l’ascesi e la mistica, di cui ammira molto quella Cristiana del periodo Medievale. Soprattutto se le si parla della Grazia divina, così come intesa dal Cattolicesimo, le si illuminano gli occhi di curiosità e di attrazione perché interiorità ed esteriorità, bene e male sono principi assoluti e pensare che la storia possa essere determinata da una Grazia soprannaturale, sebbene poco comprensibile, la affascina non poco.

Ma Silvia non è soltanto filosofia, storia e narrativa. E’ anche concretezza. Sa che, sebbene questo tipo di mondo non le piaccia, si devono fare i conti con quello che passa il convento. Guarda con curiosità alla vittoria di Trump negli Stati Uniti, anche se lo aspetta alla prova dei fatti. Gioisce sarcasticamente per le reazioni scomposte dei nemici politici di sempre, dichiarando che da Oltreoceano viene quantomeno un segnale di cambiamento, per cui si è stanchi della globalizzazione, del mondialismo, nonché del sistema liberale. Ed è pronta a votare “No!” al referendum costituzionale del 4 dicembre. Ovviamente per contribuire a indebolire i progressisti, che ora vogliono la riforma. E il suo sindaco, il leghista Bitonci, sfiduciato da pochi giorni? Le piaceva l’impronta decisionista che aveva dato a livello amministrativo, in particolar modo su ordine pubblico e pulizia, per cui lo rivoterebbe, qualora si candidasse.

E noi la lasciamo, sorridente, tra i suoi numerosi libri e i suoi coetanei, che non hanno l’aria di aspettare l’ora per la discoteca ma dimostrano di avere ancora nell’animo quell’argento vivo dei ventenni che vorrebbero costruire assieme agli altri un mondo diverso, migliore, all’insegna della tradizione e dell’identità.

 

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[foto di Tancredi Sforzin, quadro di Alberto Bortoluzzi]

L’intervista. Sgarbi: “Contro la dittatura dell’orrore, solo la bellezza salverà il mondo” – pubblicata su Barbadillo.it

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Ha iniziato la sua domenica di scorribande parlando delle quartine del poeta persiano Omar Khayyam, così simili per vertigine al Pascoli cosmico, e poi delle migliaia di libri che tiene in una biblioteca immensa e rivaleggiano in numero con le sue conquiste femminili, delle letture adolescenziali proibite, nel collegio di Este, quando si beccò una sospensione per aver infilato di straforo capitoli fascicolati di “Senilità” di Italo Svevo tra le pagine della Sintassi Latina. Vittorio Sgarbi ha firmato la direzione artistica della prima edizione del festival “Babele a Nord Est”, che ha portato a Padova, dal 18 al 23 ottobre, un certo scompiglio culturale e parecchie centinaia di visitatori nelle splendide sale affrescate della zona centrale. Ha proposto un calendario ricco e fuori dall’ordinario, in cui si è dibattuto di arte, libri, Islam, libertà femminile, dei nuovi terrorismi come l’antirazzismo, in cui si sono ritrovati e ricordati grandi scrittori veneti come Meneghello, Berto, Comisso, Cibotto, Vighy, con ospiti, teatro, musica e letture che si intersecavano in maniera insolita e vitale.
Pieno di energia, oratore ironico, generoso, coraggioso e praticamente ubiquo, Sgarbi odia i jeans e la Coca-Cola, ama fare a botte con gli stereotipi, portare su terreni nuovi, sbugiardare, smontare gli idoli della stupidità contemporanea, spingere all’autonomia di pensiero. E non c’è dubbio che i suoi paradossi siano più autentici della serietà ipocrita di chi dà compassate ricette di vita passando in rassegna il vestiario del re nudo.
“Se vuoi diventare una guida” dice lui, “devi dubitare delle guide.”
E noi potremmo fargli eco, per descriverlo, con un aforisma di Gómez Dávila: “Nelle epoche senza stile, l’unica opera d’arte è la nuda intelligenza.”
A pochi metri di distanza dal Palazzo della Ragione, abbiamo parlato di arte, rivolta, bellezza, filosofi e schiene di donne. (Le schiene, ahimè, nell’intervista non le trovate…) Continua a leggere

L’intervista. Matteo Strukul (SugarPulp): “La ribellione? Passa dalla cultura” – pubblicato su Barbadillo.it

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“Finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza” scriveva Orwell, che ha fatto della cultura il banco di prova della propria ribellione. Ne abbiamo parlato con Matteo Strukul, autore della saga di Mila (La ballata di Mila, Regina Nera, Cucciolo d’uomo, tutti E/O) e di romanzi storici noir ambientati nella Padova in cui è nato (La giostra dei fiori spezzati e Il sangue dei baroni, rispettivamente usciti per Mondadori e Fanucci) e fondatore e direttore artistico del festival SugarPulp (anche movimento letterario e magazine), che da cinque anni porta in Veneto, tra Padova, Rovigo e il Polesine, graphic novel, cinema, musica e autori maledetti come Jeffery Deaver, Joe Lansdale, Victor Gischler, Tim Willocks, con l’intento di distaccarsi dalle mode solipsistiche di una certa letteratura italiana e riattivare la passione per la narrativa forte e sincera, fatta di carne e sangue e terra. Il festival di quest’anno ha come tema i ribelli: chi slega i lacci, chi abbatte muri, chi preferisce la solitaria brutalità delle campagne a una conversazione di circostanza in giacca e cravatta. Ribellarsi è tornare padroni della propria identità, per salvarsi. È fare un’inversione di marcia rispetto al corso del proprio tempo e andare a prendersi quello che ci appartiene.
La città che da sempre è stata incerta tra sottomissione ed eversione, obbedienza e iniziativa, apatia e rinascita, Padova, mano a mano che accoglie tra le proprie piazze scrittori noir e appassionati dai baffi curvi e dalle capigliature barbare, diventa sempre più buia. Continua a leggere

Una riflessione (silenziosa) su Tiziana Cantone e sull’overdose di webfollia – pubblicato su Barbadillo.it

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Un minuto di silenzio per la donna che si è uccisa dopo che è stato diffuso il suo video a luci rosse.

Un minuto di silenzio per i compaesani, i colleghi, gli amici, i conoscenti. Quelli che hanno visualizzato, commentato, si sono indignati e hanno insultato.

Un minuto di silenzio per i soloni che prima analizzano e deducono e poi si dispiacciono e piagnucolano inchiostro.

Un minuto di silenzio per chi vive dentro la televisione, il telefono o il computer, per chi si innamora e odia attraverso lo schermo.

Un minuto di silenzio per gli entusiasti della democrazia. Per chi sostiene che siamo liberi e sicuri.

Un minuto di silenzio per questo piccolo mondo senza verità, per la vita senza carne e senza spirito. Continua a leggere

Enea e la fuga da Facebook – un articolo pubblicato su Barbadillo.it

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Abbiamo sopportato le foto della corsetta mattutina accanto al Colosseo e gli scambi di convenevoli con il Papa e il nostro premier smanettone. Abbiamo chiuso un occhio sulle freddure tipicamente americane e quell’entusiasmo un po’ credulone per l’Italia (“sono venuto qui in luna di miele e mia moglie mi ha detto che eravamo in tre: io, lei, e le statue di Augusto che continuavo a fotografare”). Per una volta, forse spinti dalle circostanze ambientali, abbiamo cercato di pensar bene di lui, o di non pensare proprio. Parliamo di Zuckerberg, ideatore e fondatore di Facebook, ovviamente. Poi però, nel suo discorso alla LUISS, prima di uscirsene con la magnanima proposta a proposito delle vittime del terremoto e della Croce Rossa, ha fatto quella battuta su Enea e l’imprenditoria, e il fatto che l’Eneide sia la più bella storia imprenditoriale mai scritta. E c’è calata addosso, d’un colpo, tutta la malinconia che il Papa ha inserito nella sua seconda enciclica, anche senza insoddisfazione, una malinconia profonda e piena, di quelle che più volte si respirano nei poemi, una malinconia truce e selvaggia, e per una buona mezza giornata ci è sembrato strano usare i social network, pensando che aveva citato addirittura quei versi: ‘Forsan et haec olim meminisse iuvabit’, addirittura quelli!, in senso imprenditoriale. Continua a leggere