Augusto. Il sentimento dello Stato e la passione della passione – pubblicato su Barbadillo.it

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Sono nella mia stanza e da qualche giorno, nella piccola biblioteca che si è costruita a poco a poco sulla mensola accanto al letto, è comparso un libro dalla copertina biancorossa: la biografia di Augusto raccontata da Goffredo Coppola (edizioni Historica, per la curatela di Gennaro Malgieri).

L’insegnante che ho sempre invidiato di un’invidia impossibile agli studenti del Novecento, lo studioso che trasmetteva le vite e le idee, e non le date e le liste (della spesa) degli editti emanati e delle battaglie condotte, e l’Imperatore degli Imperatori, l’uomo, con le parole di Coppola, che parlava “elegante e temperato”, “di media statura, ma regolare e armonica, di carnagione olivastra, coi sopraccigli raggiunti, col naso aquilino, coi denti piccoli rari e scabri, […] che sorrideva di rado ma scherzava spesso ironico e puntuto.”

Ha sempre nascosto un certo mistero, questo giovanissimo, sornione, grande rivoluzionario di Roma, e ogni volta che ci incontravamo, in un’aula, a distanza di millenni, mi capitava di porgli le stesse silenziose domande. Non si trattava, e non si tratta, di interviste cronistoriche. Mi chiedevo cosa, di Ottaviano, lo abbia reso Augusto, rispetto a tutti gli altri romani. Perché questo “giovane divino” ha vinto, e non Antonio? Qual è stato il suo segreto? Cosa vedevano, del mondo, quegli occhi appuntiti?

Sarà che la mia simpatia per la storia è soprattutto attrazione per le storie, interesse per quella materia magmatica che è l’umano, e ricerca di un senso che si possa trasportare fino alla vita di adesso, ma la mia lettura del testo di Coppola è stata sotto questo segno. E la sua scrittura, proprio per l’attenzione ‘vitale’ ai personaggi studiati, avvicina molto alle risposte. Continua a leggere

Intervista su ‘Il Campo dei Santi’ per Altovicentinonline – a cura di Paola Viero

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Silvia, quello di Raspail un libro per tutti, ma non da tutti. Da dove nasce il suo impegno a farlo conoscere e perché?
“Il Campo dei Santi è un romanzo tremendamente bello e vero. E di bellezza e verità noi abbiamo bisogno come dell’aria e della luce. A maggior ragione in questo mondo di oggi, che vive (o meglio: non vive) di omissioni: i problemi di cui si parla non sono quelli davvero urgenti, i temi trattati dall’arte e dalla letteratura sono completamente estranei alla realtà. Si è diffuso un soave terrorismo sociale, per cui ognuno di noi apprende, già dalle prime classi di scuola, quali sono i temi pericolosi da cui astenersi. Così la maggior parte delle persone ha paura: di pensare, di dire, di osservare, di scegliere. Paralizzata, subisce quello che viene imposto dall’esterno e, nel tempo libero, si ammala di tristezza. Quanti, se fossero sinceri, dovrebbero dirsi che la società in cui vivono non è affatto così rispettosa, democratica e felice come si legge sul web? Il Campo dei Santi parla del mondo così com’è davvero. Dell’uomo così com’è davvero. È un grido di ribellione che squarcia i veli del mainstream. È verità, e quindi vita, salute e liberazione.” Continua a leggere